Il Belvedere di Niscemi


IL BELVEDERE DI NISCEMI

 

Il Belvedere è una terrazza panoramica che sorge sul punto più alto di Niscemi, a 332 metri sul livello del mare, offrendo una magnifica vista sulla piana di Gela e sulla vallata verde del fiume Maroglio, con la possibilità di scorgere anche la cima del Monte Formaggio, e osservare tramonti mozzafiato.

È considerato uno dei più bei panorami dell’intera Sicilia.

Racchiuso da una ringhiera e panche in ferro battuto, per la sua forma rotondeggiante è anche conosciuto come “U Tunnu”.

Vi si accede da un maestoso cancello, sempre aperto, e rappresenta la meta finale della caratteristica passeggiata del centro storico, che inizia nella grande Piazza Vittorio Emanuele III proseguendo nel Corso IV Novembre, sempre affollato e movimentato nelle sere di festa.

Recentemente è stato restaurato il camminamento posto sotto la terrazza, che permette di scendere attraverso una leggera scalinata (con accesso per disabili) e prolungare la passeggiata per giungere ad una piazzola panoramica arredata con una fontana tondeggiante realizzata in pietra locale.

Il 18 ottobre 2008, il viale è stato dedicato ad Angelo D’Arrigo, aviatore e deltaplanista siciliano, tragicamente scomparso nel marzo 2006.

Detentore di diversi primati mondiali di volo sportivo, era solito volare nella zona sottostante il Belvedere, dove tutt’ora, vengono praticati voli con deltaplano e parapendii.

Fu costruito agli inizi del XIX secolo, in stile barocco. Cominciò ad essere valorizzato intorno alla metà del XVIII secolo.

Il panorama era molto apprezzato dai cittadini, che valorizzarono spontaneamente il luogo, facendone la meta preferita delle loro passeggiate, per cui, agli inizi del 1800, l’amministrazione decise di farne un’opera pubblica, e quindi di procedere con le opere murarie di terrazzamento, dandogli la forma baroccheggiante che mantiene tutt’oggi.

Inizialmente, era costituito da due piani diversamente livellati, comunicanti con una scalinata centrale; il primo, più ampio, aveva lo stesso livello della strada di accesso, la via Tondo, il secondo, digradava di oltre un metro.

I lati avevano i parapetti in muratura alti circa 1,50 metri, i sedili in pietra e due torrette all’entrata, sopra i quali erano sistemate due lanterne per l’illuminazione.

Nel 1884 venne fornito di una ringhiera e nel 1911 il pavimento in mattoni grezzi venne sostituito con un altro in cemento.

La superficie era quasi la metà di quella attuale; dai 248 metri quadri di allora, si è passati ai 504 di oggi.

L’ingrandimento ha una precisa motivazione storica: la frana del 1921, che causò l’improvvisa caduta del muro di cinta di sud-ovest, nel piano inferiore.

Gaetano Samperi, quale commissario straordinario, provvedette alla ricostruzione, con un progetto che includeva l’abbattimento del piano superiore, e appunto, l’ampliamento di quello superiore.

I lavori furono ultimati ai primi di marzo del 1925, con una spesa di £. 51.080.80, affrontata con denaro pubblico e con indennità fornite dallo stesso Samperi, come recitava una lapide che era stata collocata sul muro ovest della casa Rizzo, confinante con il Belvedere.

Oltre a ricostruire le opere murarie, lo volle dotare di tutti i lavori in ferro, che costituiscono il ricco ed artistico ammobiliamento del vasto terrazzo.

Il Belvedere venne chiuso da un’artistica cancellata in ferro battuto, costituita da tre ante delimitate da quattro piantoni di sostegno, di cui due laterali fisse, che reggono un artistico vaso in fusione di bronzo, abbrunito di stile greco a forma di cratere dal corpo largo del tipo Lebés poggiante su un piedistallo a modanatura semplice, di cui, le due laterali fisse, mentre quella centrale, mobile, molto più ampia, si apre a due battenti che ruotano su cerniere a maschiettatura.

La parte interna venne recintata con una ringhiera a disegno semplice in ferro battuto, mentre i lati nord, sud ed est vennero forniti di sedili in ferro battuto, impreziositi da un’artistica spalliera decorata in fusione.

L’opera venne completata con due artistici candelabri a tre fuochi in lamiera e ferro per l’illuminazione serale.

Il 10 maggio 1925 il nuovo Belvedere venne inaugurato alla presenza delle autorità e dei cittadini.

 

Giuseppe Carrubba

Fonti:

Angelo Marsiano in Geografia Antropica – Tipografia Lussografica

spazioniscemi (spazioniscemi.xoom.it)

Visit Niscemi (visitniscemi.it)