Il monte Sant’Angelo si trova immediatamente ad Ovest della foce del Salso, l’antico Imera meridionale che, nel passato, ha costituito una delle vie di penetrazione più importanti verso l’interno della Sicilia ed ha segnato per lungo tempo il confine tra la parte occidentale e la parte orientale dell’isola
La ricerca archeologica ha messo in luce un importante insediamento di età ellenistica in cui è stata riconosciuta Finziade, fondazione del tiranno di Agrigento Finzia, nel 282 A. C.
Secondo quanto riportato da Diodoro Siculo, infatti, il tiranno agrigentino, approfittando del disordine creatosi nell’isola dopo la morte di Agatocle, nel tentativo di costruire un proprio piccolo dominio, fece distruggere la città di Gela e ne deportò gli abitanti nella città di nuova fondazione che chiamerà Finziade
L’insediamento ebbe due fasi edilizie: la prima, contemporanea alla fondazione, presentava un impianto con strade e case che si adattavano all’orografia del terreno; la seconda, caratterizzata dall’impianto urbanistico regolare, sembra essere posteriore alla seconda guerra punica, quando la Sicilia entrò a far parte dei territori controllati da Roma. La ricchezza espressa dalle abitazioni sembrerebbe legata ad un cambiamento della funzione del sito di Finziade che, esaurito il suo ruolo di avamposto politico-militare, si trasformò in un importante centro commerciale con funzione di snodo nel commercio dei prodotti agricoli provenienti dai latifondi isolani verso Roma.
La distruzione ed il successivo abbandono del sito si possono collocare durante la prima età imperiale.
Le ricerche archeologiche nel sito da parte della Soprintendenza BB.CC. AA. di Agrigento sono iniziate negli anni ‘80 quando è stata esplorata un’area vicino al castello in cui si sono rinvenuti alcuni vani di abitazione di età ellenistica in parte scavati nella roccia. Negli anni 1988-89 due campagne di scavo in via Santa Maria hanno riportato alla luce un ampio settore di abitato. Altri interventi, effettuati nel 1994 e nel 1998 lungo il pendio sud del monte, hanno permesso di rinvenire un’importante casa all’interno della quale è stato trovato il tesoretto di gioielli e monete precedentemente menzionato. Le ultime campagne di scavo, svolte negli anni dal 2003 al 2005, finanziate con fondi P.O.R. ed affidate dalla Soprintendenza all’Università degli Studi di Messina, hanno messo in luce numerose abitazioni inserite in un sistema urbanistico regolare.
L’area archeologica è aperta al pubblico.
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