Piantiamo insieme il Bosco del Terzo Millennio?

Il Bosco di Santo Pietro, una delle sugherete più antiche ed estese della parte centro meridionale della Sicilia giace in condizione di relitto ed agonizza tra i rifiuti nell’indifferenza istituzionale, davanti al dilagare di pratiche che ne minacciano la scomparsa. Tuttavia questo bosco, ancorché smembrato in tanti tronconi, rappresenta una importantissima emergenza naturalistica in quanto ancora oggi, ospita fino a 100 specie di uccelli, istrici, volpi, conigli, martore, e vari tipi di rettili tra cui la testuggine di Hermann (Testudo hermanni) e garantisce una biodiversità botanica di oltre 300 specie. Così, mentre da 9 anni chiediamo ed aspettiamo la re-istituzione della riserva, intanto continuiamo a darci da fare!

Il progetto che qui vi invitiamo a sostenere riguarda il ripristino dell’antico manto boschivo della Macchia mediterranea con l’impianto prevalente di Querce da sughero, lLecci, Carrubi e Roverelle e il progressivo diradamento di pini ed Eucaliptus (in quanto piante estranee a quell’habitat).

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Testuggine di Hermann

Testuggine di Hermann Testudo hermanni Gmelin, 1789

 

tes-fem5La testuggine di Hermann è un rettile appartenente all’ordine delle testuggini. Attualmente, sono state riconosciute due sottospecie: Testudo hermanni hermanni, diffusa in Francia, Italia, Spagna e Testudo hermanni boettgeri, diffusa in Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Albania, Romania, Grecia, Turchia, Bulgaria (IUCN, 2004).

Le differenze principali tra queste due sottospecie risiedono principalmente nelle dimensioni e nella colorazione, con la nostrana T. h. hermanni che raggiunge solitamente i 15-17 cm (con differenze tra le diverse popolazioni) ed è caratterizzata da una colorazione con un giallo più acceso ed intenso nel carapace e da bande nere verticali spesse ed evidenti che interessano buona parte del piastrone. T. h. boettgeri può invece arrivare fino a 20-22 cm e presenta di norma una colorazione meno intensa con macchie nere separate tra loro sul piastrone.

Di recente ne sono state proposte altre due sottospecie, non ancora ufficialmente accettate: T. h. peloponnesica, il cui carapace è di colorazione molto più scura, e T. h. hercegovinensis, molto simile alla T. h. boettgeri, dalla quale si differenzia per l’assenza di una o di entrambe le scaglie inguinali. Questa peculiarità è stata riscontrata nelle popolazioni di Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Croazia.

Le femmine di Testuggine di Hermann presentano dimensioni notevolmente maggiori rispetto ai maschi e una coda più piccola al contrario di questi ultimi.

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Habitat

Gli habitat prediletti da questo animale sono la foresta costiera termofila caducifoglia e sempreverde e la macchia su substrato roccioso o sabbioso. È riscontrabile anche in dune cespugliate, pascoli, prati aridi, oliveti abbandonati, agrumeti e orti fino a 850 m. (Sindaco et al., 2006).

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Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

Questa specie, nonostante il continuo disturbo antropico e il prelievo in natura, riesce a sopravvivere con pochi nuclei ristretti presso la Sughereta di Niscemi e il Bosco di Santo Pietro, per lo più in zone di foresta mediterranea ancora integra e in vallate poco trafficate e impervie.

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Alimentazione

 Questo rettile ha una dieta erbivora, con cambiamenti stagionali dovuti alla diversa disponibilità di risorse (Del Vecchio, 2011). Si nutrono prevalentemente di vegetali a foglia larga e fiori.

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Distribuzione in Italia

Le popolazioni italiane sono concentrate nelle regioni costiere della penisola centro-meridionale e delle due isole maggiori. Nell’Italia settentrionale questa specie è quasi scomparsa ed è ormai riscontrabile unicamente nel delta del Po (Mazzotti, 2004).

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Protezione

La specie è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna, è inserita nell’allegato II della lista CITES e nell’allegato II della direttiva Habitat (92/43/CEE). risultando inoltre inclusa nell’allegato A del Regolamento (CE) 1332/2005 della Comunità Europea, secondo il quale è assolutamente vietato il prelievo in natura ed è regolamentato l’allevamento e il commercio degli esemplari in cattività.

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Minacce

La Testuggine di Hermann è molto vulnerabile alle alterazioni dell’habitat, dovute all’intensificazione dell’agricoltura, all’utilizzo di fitofarmaci, agli incendi e alla costruzione di infrastrutture turistiche ed abitative. Le popolazioni italiane risultano attualmente in grave declino e la specie è contrassegnata come In Pericolo (EN) dall’IUCN. Questa testuggine subisce il prelievo in natura per scopi amatoriali e commerciali, ed è inoltre minacciata dall’ibridazione con esemplari introdotti della sottospecie balcanica (Sindaco et al., 2006, Corti et al., 2010).

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Curiosità

Il sesso dei piccoli di Testuggine di Hermann è determinato dalla temperatura. Con temperature di incubazione inferiori a 31,5 °C si avrà infatti un maggior numero di individui di sesso maschile, con temperature superiori a 31.5°C  usciranno dalle uova in maggioranza individui di sesso femminile. Durante l’accoppiamento il maschio emette dei caratteristici suoni.

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Bibliografia

Corti, C., Capula, M., Luiselli, L., Razzetti, E., Sindaco, R. (2010), Fauna d’Italia, Reptilia. Calderini, Bologna.

Del Vecchio, S., Burke, R. L., Rugiero, L., Capula, M., & Luiselli, L., 2011. Seasonal changes in the diet of Testudo hermanni hermanni in Central Italy. Herpetologica, 67(3), 236-249.

Mazzotti, S., 2004. Hermann’s tortoise (Testudo hermanni): current distribution in Italy and ecological data on a population from the north Adriatic coast (Reptilia, Testudinidae). Italian Journal of Zoology, 71:S1, 97-102.

Sindaco, R., Doria, G., Razzetti, E. & Bernini, F., 2006.  Atlante degli anfibi e rettili d’Italia. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze.

Van Dijk, P.P., Corti, C., Mellado, V.P. & Cheylan, M., 2004. Testudo hermanni. The IUCN Red List of Threatened Species 2004.

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Colubro leopardino (Zamenis situla)

Cela-nis14X06rolubro leopardino Zamenis situla Linnaeus, 1758

Il colubro leopardiano è un serpente appartenente alla famiglia dei Colubridi. I maschi raggiungono dimensioni comprese tra 60 e 100 cm, mentre le femmine misurano 75-120 cm.

È riscontrabile in Italia, Grecia (incluse le isole), Turchia, Bulgaria, Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Crimea e Malta (IUCN, 2009). Considerato da molti il più bel serpente europeo, il Colubro leopardino sfoggia una livrea grigiastro-beige caratterizzata da tipiche macchie rosse sgargianti bordate di nero localizzate sul dorso. A questa livrea tipica si affianca un fenotipo più raro, definito “striped”, in cui le macchie rosse vengono sostituite da due strisce longitudinali che interessano anche in questo caso l’intera parte dorsale dell’animale. La vivace colorazione di questo serpente è un classico esempio di aposematismo. I colori accesi fungono da segnale di avvertimento per eventuali predatori, che vengono scoraggiati dall’attaccare una preda potenzialmente pericolosa.

 

Habitat

Utilizza una grande varietà di habitat sia aridi sia umidi, generalmente aree aperte con vegetazione a macchia e con una certa estensione di affioramenti rocciosi, nonché aree agricole (ad esempio agrumeti) (Corti et al., 2010). È una specie particolarmente legata ad ambienti rurali caratterizzati da muretti a secco e comune anche in ambienti urbani (Sindaco et al., 2006).

 

Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

Seppur raro in altre parti della Sicilia, il Colubro leopardino è ampiamente diffuso, invece, nel comprensorio della Piana di Gela. Comune nelle zone boschive, in particolare nella Sughereta di Niscemi e nel bosco di Santo Pietro, questo colubride è anche presente in campagne, orti, giardini e persino in contesti sub-urbani.

 

Alimentazione

Si nutre prevalentemente di piccoli roditori, non disdegnando talvolta la predazione di lucertole.

 

Distribuzione in Italia

In Italia è presente nella Sicilia sud-orientale, in Puglia e marginalmente in Basilicata, dal livello del mare fino a 700 m di quota (Sindaco et al., 2006).

 

Protezione

La specie è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna ed è inserita all’interno dell’allegato II della Direttiva Habitat (92/43/CEE) tra le specie prioritarie.

 

colubroleMinacce

Attualmente il Colubro leopardino è inserito tra le specie a Minor Preoccupazione (LC) per la sua distribuzione relativamente ampia, per la popolazione presumibilmente numerosa e perché è poco probabile che sia in declino abbastanza rapido per rientrare in una categoria di minaccia.

Tuttavia, è una specie particolarmente in voga nel commercio illegale di esemplari destinati al mercato di animali domestici, che costituisce una minaccia non indifferente in alcune aree di distribuzione.

In alcuni paesi (come in Albania) la conservazione della specie risulta essere minacciata dalla perdita di habitat dovuta all’intensificazione delle pratiche agricole (IUCN, 2009). Da segnalare inoltre un apparente declino delle popolazioni pugliesi (Corti et al., 2010).

 

Curiosità

Spesso erroneamente scambiato per una vipera, questo splendido e schivo serpente è totalmente innocuo per l’uomo.

 

Bibliografia

 

Corti, C., Capula, M., Luiselli, L., Razzetti, E., Sindaco, R., 2010. Fauna d’Italia, Reptilia. Calderini, Bologna.

Sindaco, R., Doria, G., Razzetti, E. & Bernini, F., 2006. Atlante degli anfibi e rettili d’Italia. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze.

Wolfgang Böhme, Petros Lymberakis, Rastko Ajtic, Varol Tok, Ismail H. Ugurtas, Murat Sevinç, Pierre-André Crochet, Claudia Corti, Idriz Haxhiu, Roberto Sindaco, Aziz Avci, Jelka Crnobrnja Isailovic, Yusuf Kumlutaş, 2009. Zamenis situla. The IUCN Red List of Threatened Species.

 

Ghiandaia marina (Coracias garrulus)

ghiandaia-marinaGhiandaia marina Coracias garrulus Linnaeus, 1758

La Ghiandaia marina è un coraciforme dal piumaggio inconfondibile. Presenta due sottospecie: la sottospecie C. g.  garrulus è riscontrabile in Europa, Nord Africa e Asia Minore raggiungendo anche l’Iran e la Siberia Sud-Occidentale, mentre la sottospecie C. g. semenowi si riproduce in Iran ed Iraq fino ad arrivare al Kashmir, al Turkmenistan e alla Cina Nord-Occidentale (Fry & Fry, 1999). L’appariscente colorazione del piumaggio rende la Ghiandaia marina facilmente riconoscibile. Il petto e il ventre sono di colore azzurro turchese, come pure il capo, mentre il dorso appare tinto di castano chiaro ad eccezione del codrione e della parte superiore della coda che sono di colore blu verdastro, con le piume rette centrali brune.

È una specie monogama (Dementiev & Gladkov, 1951) che tende a nidificare sempre nella stessa area. Le popolazioni europee contano attualmente 75.000-158.000 individui maturi (BirdLife International, 2015) e sono tutte nidificanti e migratrici di lungo raggio. Le popolazioni italiane giungono nei nostri cieli tra marzo ed aprile con l’inizio della primavera, per poi ripartire verso le savane africane tra agosto e novembre.

 

Habitat

La Ghiandaia marina ama i climi caldi caratterizzati da estati torride. È legata ad ambienti xerici ricchi di cavità naturali o artificiali in cui nidificare (Brichetti & Faracasso, 2007), frequentando in particolar modo colture di cereali o praterie steppose al di sotto dei 300 m s.l.m. (Boitani et al. 2002). Utilizza spesso i nidi abbandonati di Picchio verde scavati all’interno di pini, querce e pioppi (Poole, 2007) e risponde bene alla posa di nidi artificiali.

 

Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

La Ghiandaia marina ha nella Piana di Gela la popolazione più cospicua della Sicilia, con 40-45 coppie. Particolarmente interessante è l’area dell’asta fluviale del torrente Maroglio, dove la specie nidifica utilizzando le scarpate sabbiose dei canyon naturali (Zafarana, 2014). Nidifica anche in vecchi ruderi e sui tralicci di media tensione, sfruttando vecchi nidi di gazza abbandonati (Falzolgher et al., 2016).

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Alimentazione

La dieta di questo uccello è estremamente varia e comprende una grande varietà di invertebrati, qualche vertebrato e alcuni frutti (Thiollay 1985, Cramp 1985). Si nutre principalmente di insetti prediligendo Coleotteri, Ortotteri e Imenotteri (Tidmarsh, 2004, Avilés & Parejo, 2002). Le altre prede, che ammontano al 3% del totale, comprendono scorpioni, millepiedi, centopiedi, ragni, molluschi, piccole rane, lucertole, serpenti, piccoli mammiferi e altri uccelli (Fry & Fry, 1999).

 

Distribuzione in Italia

L’areale della popolazione italiana risulta essere vasto (Boitani et al. 2002) e il numero di individui maturi è stato stimato in 600-1000 (BirdLife International 2004, Brichetti & Fracasso 2007). L’andamento è attualmente considerato stabile, in incremento solo in situazioni al momento molto localizzate. La popolazione italiana viene pertanto classificata come Vulnerabile (VU).

 

Protezione

La specie è inserita nell’ Allegato I della Direttiva Uccelli; è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna II e all’allegato I della Convenzione di Bonn, risultando inoltre specie protetta in Italia ai sensi della legislazione venatoria (Art. 2, 157/92).

Piana di Gela, foto di Alessandro Arena

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Minacce

Durante il Novecento la specie è andata incontro ad un significativo declino che ha coinvolto l’intero areale europeo, con estinzioni localizzate in Germania, Danimarca, Svezia (Snow & Perrins, 1998) e Finlandia (Avilés et al. 1999).

Nonostante le popolazioni europee siano ad oggi considerate ancora in declino, i nuovi dati raccolti per il 2015 (BirdLife International, 2015) hanno evidenziato un rallentamento sostanziale dello stesso, facendo si che lo status della specie venisse aggiornato inserendo la Ghiandaia marina tra le specie a Minor Preoccupazione (LC).

Le minacce principali alla conservazione della specie derivano dalla trasformazione dell’habitat di nidificazione ed alimentazione, causato soprattutto dall’aumento dell’agricoltura intensiva a scapito di quella estensiva, e dalla pressione venatoria (Brichetti & Fracasso, 2007).

 

Curiosità

La danza nuziale dei maschi di questa specie è estremamente affascinante. Prima della riproduzione, i maschi compiono spettacolari acrobazie aeree mentre la luce solare si riflette sul piumaggio, attirando in questo modo l’attenzione delle femmine.

 

Bibliografia

 

Avilés J.M., Parejo D., 2002. Diet and prey type selection by Rollers Coracias garrulus during the breeding season in southwest of the Iberian peninsula, Alauda, 66:,313-314.

Avilés J.M., Sanchez J.M., Sanchez A., Parejo D., 1999. Breeding biology of the Roller Coracias garrulus in farming areas of the southwest Iberian Peninsula. Bird Study 46: 217-223.

BirdLife International, 2015. Coracias garrulus. The IUCN Red List of Threatened Species 2015.

Boitani L. et al,  2002. Rete ecologica nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani. Università di Roma” La Sapienza”, Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo.

Brichetti, P., Fracasso, G., 2007. Ornitologia italiana – Apodidae-Prunellidae. Alberto Perdisa Editore, Bologna.

Cramp S., 1985. The birds of the western Palearctic. Vol IV. Terns to Woodpeckers. Oxford University Press, Oxford.

Dementiev G.P., Gladkov N.A., 1951. The birds of the Soviet Union. Vol 1, Moscow, Soviet Science.

Falzolgher D., Zafarana M.A., Grasso R., Spena M.T., 2016. Pylon as a condominium: bird colonization of artificial structures occupied by White Stork in the Plain of Gela, Sicily, Atti del LXXVII Congresso Nazionale dell’Unione Zoologica Italiana, Milano Bicocca, 29 agosto-2 settembre 2016.

Fry C.H., Fry K.,1999. Kingfishers, Bee-Eaters & Rollers. Christopher Helm, A & C Black. London.

Poole T., 2007. An Assessment of the breeding population of the European Roller, Coracias garrulus, in the Vallée d es Baux. Internal report. A Rocha France.

Snow, D. W.; Perrins, C. M. 1998. The birds of the Western Palearctic: concise editions. Oxford University Press, Oxford, U.K.

Thiollay J.-M., 1985. Strategies adaptive comparées des Rolliers sedentaires et migrateurs dans une savane Guineene. Revue of Ecology (Terre et vie) 40 : 364- 377.

Tidmarsh R., 2004. Nest box contents as an indicator of nestling diet in the European Roller (Coracias garrulus). Internal report A Rocha France.

Zafarana  M.A., 2015. Nidificazione di Ghiandaia marina Coracias garrulus nella valle del fiume Maroglio nella Piana di Gela (Sicilia), Alula, XXII (1-2), pp. 144.

 

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Grillaio (Falco naumanni)

Grillaio Falco naumanni Fleischer, 1818grillaio- piana di gela 05-06-09 (111)

Il Grillaio è un piccolo rapace,  morfologicamente molto simile al Gheppio (Falco tinnunculus). E’ una specie monotipica a distribuzione eurocentroasiatica-mediterranea, estremamente gregaria.

La popolazione europea è stimata in 25.000-42.000 coppie, per la metà concentrate in Spagna (BirdLife International, 2016). A partire dalla metà del secolo scorso la specie ha subito un forte declino a causa delle trasformazioni ambientali che ne hanno ridotto gli ambienti tipici per la nidificazione (Cramp & Simmons, 1980). A tutto ciò si è aggiunto l’aumentato utilizzo di biocidi in agricoltura che limitato la presenza di insetti, fonte di sostentamento di questo piccolo falconiforme. Solo recentemente sembra che il trend sia in miglioramento.

Migratrice di lungo raggio,  la specie sverna prevalentemente in Africa centro-orientale e meridionale, giungendo poi nei quartieri di nidificazione europei in marzo-aprile per ripartirne in agosto-settembre. Sono noti casi di svernamento in Puglia, Basilicata e Sicilia.

 

Habitat

Il Grillaio è una specie legata ad ambienti aperti (incolti erbacei o coltivi estensivi), caldi e secchi, utilizzati come aree di foraggiamento (Cramp & Simmons, 1980). Per la riproduzione, necessita di cavità e anfratti di edifici di centri storici e localmente in casolari abbandonati di zone rurali (Palumbo, 1997).

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Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

Nel 2010 è stata stimata nell’area della Piana di Gela (comprensiva dell’IBA adiacente) una popolazione di 450-500 coppie; essa è equivalente ad un terzo della popolazione siciliana e tra le maggiori in Italia, con parametri riproduttivi tra i più alti d’Europa (Sarà et al., 2009). Dal 2014 nidifica nel centro storico di Niscemi (Zafarana, 2016).

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Alimentazione

Si nutre prevalentemente di invertebrati (ortotteri) che cattura sul terreno. Integra la dieta con piccoli rettili e micro mammiferi (Cramp & Simmons, 1980).

Distribuzione in Italia

In Italia, la specie è localizzata in Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna (Brichetti & Fracasso, 2003). Tuttavia dai primi anni Novanta del secolo scorso si assiste all’occupazione sempre più regolare di territori del centro e del nord della Penisola.

Protezione

La specie è inserita nell’ Allegato I della Direttiva Uccelli; è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna II e all’allegato I della Convenzione di Bonn. Inserita in lista CITES (App. I), risulta una specie particolarmente protetta dalla Legge Nazionale e non è inserita tra quelle cacciabili nella legislazione che regola l’attività venatoria e tutelano la fauna selvatica (157/1992). Inoltre, è presente nella Lista Rossa Nazionale.

 

Minacce

E’considerata una specie minacciata di estinzione a livello globale (SPEC 1, Tucker & Heath 1994); i maggiori rischi per le popolazioni di grillaio sono dovute a: trasformazioni e frammentazione dell’habitat di alimentazione; modificazione dei sistemi tradizionali di conduzione agricola e allevamento del bestiame; ristrutturazione dei vecchi edifici; uso di pesticidi.

Curiosità

Il campanile della cattedrale di Siviglia, “La Giralda” è abitato da una colonia di falchi grillai famosa in tutta Europa e diventata una delle attrattive “naturalistiche” dell’Andalusia.

 

Bibliografia

BirdLife International, 2006. Falco naumanni, IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2016.2, IUCN.

Brichetti P. & Fracasso G., 2003. Ornitologia Italiana. Identificazione, distribuzione, consistenza e movimento degli uccelli italiani. 1 Gaviidae – Falconidae, Alberto Perdisa Editore, Bologna.

Cramp S. & Simmons K.E.L., 1980. Handbook of the birds of Europe, the Middle East and North Africa, The Birds of the Western Palearctic. Vol. 2, Oxford University Press, Oxford.

Palumbo G., 1997 – Il Grillaio, Altrimedia Ed., Matera.

Sarà M., Mascara R. & Giudice E., 2009. Valore ornitologico nella ZPS ITA 050012 “Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela” (Sicilia). Alula, 16: 573-575.

Zafarana M.A., Nidificazione urbana di Grillaio Falco naumanni (Aves Falconidae) a Niscemi (Caltanissetta), Naturalista sicil., S.IV, XL (1), pp. 133-134, 2016.

 

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Ofride a mezzaluna (Ophrys lunulata)

Ofride a mezzaluna Ophrys lunulata Parl., 1838

 

lunulataL’Ofride a mezzaluna è una pianta appartiene alla famiglia delle Orchidaceae riscontrabile unicamente in Sicilia.

Questo raro endemismo descritto nel 1838 da Filippo Parlatore viene impollinato dal piccolo imenottero Osmia kohlii e fiorisce tra la fine di marzo e l’inizio di maggio, con il picco nella prima metà di aprile (Pederson & Faurholdt 2007, Delforge 1995).

La pianta è alta complessivamente 30-40 cm, con foglie oblungo-lanceolate e con infiorescenza lassa che porta da 4 a 14 fiori. Questi ultimi sono costituiti da sepali lanceolati la cui colorazione varia dal rosa violaceo al bianco leggermente rosato e da petali più piccoli e stretti di colore roseo. Il labello, solitamente trilobo, è allungato e ricoperto da una fitta peluria ai bordi che diviene vellutata al centro.

La macula centrale assume spesso la tipica forma a mezzaluna rovesciata, talvolta ad H o U rovesciata.

La disseminazione dei semi è anemocora (veicolata dal vento) con i semi di dimensioni microscopiche che vengono trasportati a lunghe distanze.

Habitat

Quest’orchidea è riscontrabile in boscaglie aperte, macchie, garighe, prati e pascoli, sia in pieno sole che a mezz’ombra fino ad un’altitudine di 1000 m.  Preferisce terreni calcarei da asciutti fino a moderatamente umidi.

 

Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

L’Ofride a mezzaluna è comune nelle zone di radura in prossimità di querce da sughero, garighe ed uliveti abbandonati. Le località in cui è segnalata con più regolarità sono contrada Arcia, Valle dell’Ulmo, contrada Stizza, Torre del Pisciotto e contrada Ursitto. Nel nostro territorio fiorisce principalmente tra marzo e aprile.

 

Distribuzione in Italia

La specie è diffusa unicamente in Sicilia.

 

Protezione

Tutte le orchidee sono incluse nell’allegato B della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora).

La specie è ascritta all’allegato I della Convenzione di Berna ed è inserita tra le specie prioritarie contenute nell’allegato II della Direttiva Habitat. Inoltre è una specie protetta dalla convenzione di Washington.

Minacce

Le popolazioni attuali di O. lunulata sono attualmente considerate stabili, ma gli habitat in cui la specie è riscontrabile sono in declino.

Le minacce principali sono rappresentate dall’urbanizzazione e dal turismo (Pederson & Faurholdt 2007). In particolare la raccolta indiscriminata degli esemplari da parte dei turisti costituisce un serio problema per la conservazione di quest’orchidea endemica. La specie, dunque, viene classificata come “Vulnerabile” sulla Lista Rossa redatta da Conti et al. (1997), mentre secondo i criteri classificativi dell’IUCN ricade nella categoria “Endangered” (in pericolo).

 

Curiosità

Questa specie dà luogo ad un elevato numero di ibridi naturali, per esempio con Ophrys incubacea.

 

Bibliografia

Delforge, P., 1995. Orchids of Britain & Europe. Delachaux et Niestlé SA, Lausanne.

Pedersen, H. Æ., Faurholdt, N., & Manuel, R. L., 2007. Ophrys: the bee orchids of Europe. Kew: Kew Publishing.

Rankou, H. 2011. Ophrys lunulata. The IUCN Red List of Threatened Species 2011.

 

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Upupa (Upupa epops)

valle dell'aquila 13-04-2010Upupa Upupa epops Linnaeus, 1758

L’Upupa è un uccello appartenente alla famiglia Upupidae, della quale rappresenta l’unica specie, a sua volta suddivisa in diverse sottospecie.

Questo iconico volatile è facilmente riconoscibile per via della caratteristica cresta costituita da penne erettili e per il piumaggio di colore bruno-arancio che presenta delle bande nere e bianche nella metà distale delle ali e della coda.

Si tratta di una specie monogama e solitaria, migratrice o stanziale a seconda delle popolazioni considerate.

L’areale di questa specie è estremamente ampio e comprende Europa, Africa e Sud-Est Asiatico. Le popolazioni europee contano attualmente 1,300,000-2,760,000 coppie (BirdLife International, 2016) ed hanno carattere solitamente migratorio, andando a svernare nell’Africa Nord-Occidentale, in Israele ed in Arabia. Le popolazioni presenti in Sicilia Sud-Orientale e nella Spagna Meridionale sono invece spesso stanziali.

 

Habitat

L’Upupa è riscontrabile prevalentemente in aree aperte collinari e pianeggianti, uliveti, vigneti e margine dei boschi (Boitani et al. 2002).

Riesce a colonizzare una grande varietà di habitat (Preiss et al. 1997), prediligendo luoghi secchi e sabbiosi caratterizzati dalla presenza di strutture verticali (come alberi, pali, mura, edifici abbandonati o rocce) provviste di cavità naturali all’interno delle quali nidificare.

 

Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

La specie è ampiamente diffusa nei boschi di Santo Pietro e Niscemi, dove nidifica e sverna regolarmente. Frequente anche nella Piana di Gela, soprattutto in prossimità di campagne con villette e giardini. Nidifica anche nei centri urbani, principalmente in zone cimiteriali, parchi e zone con verde pubblico e privato.

 

Alimentazione

Si nutre quasi esclusivamente di insetti e delle loro larve (Snow and Perrins, 1998), non disdegnando tuttavia altri invertebrati come lombrichi o aracnidi e talvolta piccoli vertebrati (ad esempio piccole lucertole o piccoli anfibi).

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Distribuzione in Italia

La specie risulta essere diffusa in tutta Italia, comprendendo anche la Sicilia e la Sardegna. La popolazione italiana è stimata in 40.000-100.000 individui (Brichetti & Fracasso 2007).

 

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La specie è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna II, risultando inoltre specie protetta in Italia ai sensi della legislazione venatoria (Art. 2, 157/92).

Minacce

Sebbene l’andamento delle popolazioni europee sia attualmente considerato in declino, la specie è ad oggi classificata dall’IUCN come specie a Minor Preoccupazione (LC), dal momento che non raggiunge le condizioni per essere classificata entro una delle categorie di minaccia (declino della popolazione del 30% in tre generazioni, ridotto numero di individui maturi e areale ristretto) (BirdLife International, 2016). Le principali minacce alla conservazione della specie sono legate alla distruzione dell’habitat di nidificazione e di alimentazione (Bötsch et al. 2012), che necessitano quindi di un’attenzione particolare rivolta alla protezione degli stessi, ed all’attività venatoria.

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CuriositàlogoLIPUbig

Nel 1971, l’Upupa disegnata da Fulco Pratesi diventa la protagonista del logo simbolo della LIPU, battendo la concorrenza del Passero Solitario, del Gruccione e del Cavaliere d’Italia.

Nel folclore popolare era considerato “l’uccello del malaugurio” a causa della monotonia del suo canto, considerato presagio di sventura.

I nidi di questo uccello sono facilmente riconoscibili per l’insopportabile fetore che emanano, dovuto ad un liquido nerastro secreto dall’uropigio delle femmine durante il periodo riproduttivo allo scopo di allontanare eventuali predatori.

 

Bibliografia

BirdLife International, 2016. Upupa epops, IUCN Red List of Threatened Species, IUCN.

Boitani L. et al,  2002. Rete ecologica nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani. Università di Roma” La Sapienza”, Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo.

Bötsch, Y., Arlettaz, R., and Schaub, M. 2012. Breeding dispersal of Eurasian Hoopoes (Upupa epops) within and between years in relation to reproductive success, sex, and age. The Auk, 129(2): 283-295.

Brichetti P. & Fracasso G., 2007. Ornitologia Italiana. Identificazione, distribuzione, consistenza e movimento degli uccelli italiani. 4 Apodidae – Prunellidae, Alberto Perdisa Editore, Bologna.

Preiss E, Martin JL, Debussche M, 1997. Rural depopulation and recent landscape changes in a Mediterranean region: consequences to the breeding avifauna. Landscape Ecol 12:51–61.

Snow, D.W. and Perrins, C.M., 1998. The Birds of the Western Palearctic – Concise Edition – Volume 1 – Non-Passerines. Oxford University Press.

 

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Carta dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea

NOTA: gli Enti, le associazioni, le imprese, le scuole, i Comuni che aderiscono ufficialmente alla Carta dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea, hanno diritto a 5 punti CICOGNA2000 per qualunque sia il ranking di riferimento.

La Macchia Mediterranea in Sicilia, articolata in 8 tipi forestali, con 110.000 ettari, ossia il 21% della superficie forestale, è la cenosi vegetale più rappresentativa della nostra regione.

La Macchia Mediterranea è presente, altresì,  in Marocco, Penisola Iberica, California, Cile centrale, punta meridionale del Sud Africa e Australia meridionale.

La Macchia Mediterranea è un’importante Riserva Mondiale di Biodiversità in quanto a fronte della modesta incidenza territoriale, appena il 2%, accoglie più del 20% delle specie vegetali e animali ad oggi censite.

Ciò premesso, Aurelio Angelini, docente presso l’Università di Palermo, Franco Cancellieri Presidente del Centro di Educazione Ambientale Messina, Renato Carella, Presidente dell’Associazione di Volontariato Ambientale “Ramarro Sicilia”, Puccio Lo Paro docente dell’Università di Messina, Enzo Piccione, docente dell’Ateneo catanese, Francesco Maria Raimondo, già presidente dell’Associazione botanica Italiana e Turi Scuto, già Dirigente dell’Assessorato Regionale BB.CC.AA., a seguito  dell’incontro sulla Macchia Mediterranea svoltosi a Caltagirone il  22 novembre del 2013 – con la Lectio Magistralis del prof. Francesco Maria Raimondo* convengono, nell’ambito dei rispettivi campi d’azione, di promuovere un programma di Educazione Ambientale mirato a sensibilizzare Istituzioni e cittadini sulla tutela della Macchia Mediterranea. Tutela dettata dalla necessità, particolarmente sentita in Sicilia, di attuare una selvicoltura di prevenzione finalizzata a fermare lo sfruttamento antropico, contrastare gli incendi, prevalentemente dolosi e gli abusi legati al pascolo.

Nel tempo fin qui trascorso, il positivo riscontro ottenuto  tra singoli cittadini, Enti privati e pubblici fa maturare l’idea di intestare ai Comuni un impegno di Informazione, Comunicazione, Educazione e Tutela del bene Macchia Mediterranea.

Nasce così un movimento di elaborazione e confronto  sul tema, con incontri nelle  Università di Catania, Messina, Palermo e varie altre sedi messe a disposizione nei Comuni più sensibili mentre, contestualmente, inizia il lavoro di stesura della “Carta dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea” ossia di quel documento che i firmatari  assumeranno l’impegno solenne di adottare e far rispettare.

Firmato: 

Aurelio Angelini, Franco Cancellieri, Renato Carella, Puccio Lo Paro,  Enzo Piccione Francesco Maria Raimondo, Turi Scuto

* www.youtube.com/watch?v=k3d_8E3fl6c

** www.cartamacchiamediterranea.it

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