Interesse: 5/5 (alto, alta valenza storica, culturale e naturalistica)
Lunghezza: 18 km, circolare
Grado di difficoltà: E ” Escursionistico ” (Itinerario su sentieri o tracce di sentiero ben visibili, normalmente con segnalazioni. Può avere tratti ripidi; i tratti esposti sono di norma o protetti, o attrezzati. Può prevedere facili passaggi in roccia, non esposti e che comunque non richiedono conoscenze alpinistiche specifiche);
Periodi consigliati per prenotare: da settembre a novembre, da febbraio ad aprile;
Proposte per vivere al meglio l’esperienza: è possibile realizzare la camminata in un solo giorno, oppure in due con pernottamento in tenda portata sul luogo di sosta notturna dagli organizzatori, senza che i partecipanti si carichino di peso;
Equipaggiamento: zaino, scarpe da trekking, capi adatti alle temperature di quei giorni, impermeabile (in caso di pioggia), torcia, gavetta con bicchiere (o piatto di plastica dura), macchina fotografica e binocolo (per chi vuole).
Offerta: donazione minima di 50 euro a persona (comprensivi di guida naturalistica e accompagnatore, assicurazione, eventuale trasporto tenda, depliant, gadget, merenda);
Due giorni ricchi di sorprese dedicati ai colori del bosco: tra i prati estesi di rosmarino con i sui colori, ciclamini e vegetazione tipica della macchia mediterranea si passerà da un bosco all’altro.
Dal bosco Ulmo, si scenderà verso contrada Pisciotto, all’interno della Riserva Naturale Orientata “Sughereta di Niscemi“, passando dalle case di Ulmo (vecchia masseria tutt’ora azienda agricola) e dall’antico abbeveratoio della zona. Arrivati quindi nel cuore della foresta mediterranea, testimonianza di un passato in cui ampie sugherete vegetavano lussureggianti, si camminerà lungo un sentiero fino alla monumentale e meravigliosa “Pianta Mosaica“, l’immensa e meravigliosa quercia da sughero che, con i sui sei metri di circonferenza, è la più grande e longeva d’Europa, con un età stimata di circa 450 anni.
Il trekking prosegue poi verso contrada Polo, con sosta presso una pineta affacciata alla Valle Terrana e al Bosco di Santo Pietro. Arrivati a metà percorso, dopo una sosta con una merenda offerta dagli organizzatori, ci dirigeremo verso le case Carruba, un’altra bella e vecchia masseria. Da lì, inizierà il cammino nel bosco della Stizza per arrivare al punto di partenza, a bosco Ulmo, dove gli organizzatori, a conclusione dell’iniziativa, offriranno gadget e depliant informativi.
Giorno 6 novembre alle ore 8.00, sport e natura saranno nuovamente protagonisti al Biviere di Gela per la II edizione del Trofeo Leopoldia Dune Sprint Trail, un trail per corridori e camminatoti di 10 km, ricco di avventura! L’Associazione Sportiva Sportaction organizza, il Circuito Ecotrail Sicilia™ aperto a corridori e camminatori agonisti e non agonisti. Il circuito si sviluppa in 18 tappe complessive, che hanno svolgimento nei Parchi e nelle Riserve Naturali siciliane e dopo il grande successo dell’anno scorso, domenica arriverà al Biviere di Gela la seconda edizione del “Dune Trail Sicilia”.
La manifestazione sarà di rilievo regionale e vedrà la partecipazione di tanti sportivi pronti ad immergersi nella natura selvaggia della Riserva Naturale.
Grazie al Dune Trail il nostro territorio e la Riserva Biviere di Gela ritorneranno per la seconda volta protagonisti indiscussi del Trail Running, sport che mette insieme l’ avventura e il fair play.
La giornata rappresenterà anche un momento di riflessione sul valore del sistema dunale da tutelare e proteggere.
Si ringrazia il libero Consorzio di Caltanissetta, il Comune di Gela e tutti gli sponsor che hanno reso possibile la realizzazione dell’evento.
Invitiamo a partecipare tutti gli appassionati!
E’ possibile scaricare il percorso, il regolamento della gara ed il modulo di iscrizione, al seguente link http://ecotrailsicilia.it/16-tappa-sprint-trail-leopoldia-dune-6-novembre-2016/
Il gruppo Nasciam Trekking, nato il 21 novembre e presentato in occasione delle cene sociali LIPU, ha l’obiettivo di promuovere il trekking in tutte le sue manifestazioni, quale mezzo per avvicinarsi, conoscere, rispettare, difendere la natura e l’ambiente anche nei suoi aspetti culturali. Il gruppo si propone, quindi, di educare a muoversi nella natura e nell’ambiente, a valutare e a valorizzare al meglio le proprie risorse fisiche e psicologiche, avvicinandosi ad uno stile di vita più semplice in cui risultino più immediati e spontanei i rapporti umani.
Per informazioni e contatti: 328 221 4494 (Davide Pepi)
—
Il gruppo dei soci fondatori durante la prima escursione (1 novembre 2016)
—-
Il gruppo persegue altresì lo scopo di mantenere rapporti pacifici con etnie differenti, rispettarne la cultura e le tradizioni ed approfondirne la conoscenza. Il gruppo persegue tali scopi mediante attività di promozione sociale qui sotto riportate:
– la promozione dell’andar per sentieri, mediante l’organizzazione per i propri soci di escursioni in Italia e all’estero;
– l’organizzazione di incontri esplicativi e di escursioni adatte ai giovani ed alunni delle scuole di ogni grado;
– l’organizzazione di attività, incontri ed escursioni rivolti alle persone portatrici di handicap e diversamente atte;
– l’educazione al trekking attraverso seminari, conferenze e proiezioni;
– la diffusione tra i giovani di programmi di educazione ambientale;
– la preparazione fisica e tecnica dei trekkers mediante attività guidate, corsi propedeutici e di orientamento;
– la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale, culturale, storico ed artistico e delle tradizioni popolari;
– incontri, manifestazioni, momenti di aggregazione per tutti gli amici del trekking e della natura;
– pubblicazione di una rivista, o di altri strumenti informativi, che diffondano l’attività del gruppo e della Sezione LIPU Niscemi, la cultura della natura e del trekking.
Il Nasciam Trekking ha un responsabile, attualmente il volontario LIPU Davide Pepi, guida ambientale con grande esperienza di scoutismo alle spalle, che vive il trekking come un’occasione per conoscersi e conoscere la natura, per scambiare esperienze, opinioni e nuove idee tra i partecipanti.
Nasciam Trekking propone attività nel pieno rispetto della natura, in un’ottica totalmente sostenibile che si lega pienamente alla rete turistica CICOGNA 2000, di cui è partner e collabora per la realizzazione di nuovi itinerari e proposte turistiche.
NOTA: gli Enti, le associazioni, le imprese, le scuole, i Comuni che aderiscono ufficialmente al progetto, finanziandolo con una donazione minima di 20 euro, hanno diritto a 3 punti CICOGNA2000 cumulabili nella classifica di riferimento.
E’ una modalità di raccolta fondi fatta su internet al fine di finanziare il nostro progetto «Piantiamo insieme il Bosco del Terzo Millennio?». La nostra raccolta fondi avviene su Eppela.com. Non è solo una raccolta fondi, ma è anche una forma di comunicazione a livello internazionale dell’esistenza del Bosco di Santo Pietro, delle sue condizioni di prezioso relitto e della opportunità di condividerlo e conservarlo come bene comune.
Le date
A partire dal 15 novembre fino al 25 dicembre, per complessivi 40 giorni.
Quali sono gli obiettivi e i costi?
Le cifre del progetto nei primi tre anni
Acquisto di 1000 piante forestali certificate (in prevalenza querce, da sughero e non) di un anno di vita, al costo di € 1,5 ciascuna per complessive € 1500,00
Acquisto di attrezzi da lavoro per complessivi € 250,00
Acquisto di tutori per la tutela dei giovani fusticini dai roditori per complessivi € 600,00
Acquisto di acqua per irrigazioni di soccorso nei mesi estivi per complessivi € 900,00
Trasporti e spese varie per complessivi € 250,00
Tutte le spese che non sono in questa nota, come la remunerazione di circa un centinaio di ore di lavoro che i volontari non possono svolgere e soprattutto il necessario rifacimento della recinzione in paletti di castagno e rete ecologica saranno affrontate con risorse dell’Associazione Il Ramarro Sicilia per un importo pari a circa 4000 Euro.
Donazioni e premi
La cifra minima da donare è pari a 5 euro ma si potrà scegliere l’opzione più congeniale tra le diverse cifre pre-impostate a ciascuna delle quali corrisponde uno o più premi che saranno spediti a fine campagna. Si può anche scegliere di donare una cifra libera. Nel caso in cui il traguardo economico non venisse raggiunto, tutte le donazioni effettuate verranno riaccreditate sulla stessa card utilizzata per la donazione.
Sistema di pagamento
Per raccogliere le offerte Eppela utilizza il sistema di pagamento sicuro stripe.com. Puoi fare un’offerta tramite una carta di credito o ricaricabile da associare al tuo profilo nel momento in cui effettui l’offerta. E’ necessario registrarsi su Eppela.com per poter effettuare la donazione.
Il Bosco di Santo Pietro, una delle sugherete più antiche ed estese della parte centro meridionale della Sicilia giace in condizione di relitto ed agonizza tra i rifiuti nell’indifferenza istituzionale, davanti al dilagare di pratiche che ne minacciano la scomparsa. Tuttavia questo bosco, ancorché smembrato in tanti tronconi, rappresenta una importantissima emergenza naturalistica in quanto ancora oggi, ospita fino a 100 specie di uccelli, istrici, volpi, conigli, martore, e vari tipi di rettili tra cui la testuggine di Hermann (Testudo hermanni) e garantisce una biodiversità botanica di oltre 300 specie. Così, mentre da 9 anni chiediamo ed aspettiamo la re-istituzione della riserva, intanto continuiamo a darci da fare!
Il progetto che qui vi invitiamo a sostenere riguarda il ripristino dell’antico manto boschivo della Macchia mediterranea con l’impianto prevalente di Querce da sughero, lLecci, Carrubi e Roverelle e il progressivo diradamento di pini ed Eucaliptus (in quanto piante estranee a quell’habitat).
Testuggine di Hermann Testudo hermanni Gmelin, 1789
La testuggine di Hermann è un rettile appartenente all’ordine delle testuggini. Attualmente, sono state riconosciute due sottospecie: Testudo hermanni hermanni, diffusa in Francia, Italia, Spagna e Testudo hermanni boettgeri, diffusa in Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Albania, Romania, Grecia, Turchia, Bulgaria (IUCN, 2004).
Le differenze principali tra queste due sottospecie risiedono principalmente nelle dimensioni e nella colorazione, con la nostrana T. h. hermanni che raggiunge solitamente i 15-17 cm (con differenze tra le diverse popolazioni) ed è caratterizzata da una colorazione con un giallo più acceso ed intenso nel carapace e da bande nere verticali spesse ed evidenti che interessano buona parte del piastrone. T. h. boettgeri può invece arrivare fino a 20-22 cm e presenta di norma una colorazione meno intensa con macchie nere separate tra loro sul piastrone.
Di recente ne sono state proposte altre due sottospecie, non ancora ufficialmente accettate: T. h. peloponnesica, il cui carapace è di colorazione molto più scura, e T. h. hercegovinensis, molto simile alla T. h. boettgeri, dalla quale si differenzia per l’assenza di una o di entrambe le scaglie inguinali. Questa peculiarità è stata riscontrata nelle popolazioni di Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Croazia.
Le femmine di Testuggine di Hermann presentano dimensioni notevolmente maggiori rispetto ai maschi e una coda più piccola al contrario di questi ultimi.
—–
Habitat
Gli habitat prediletti da questo animale sono la foresta costiera termofila caducifoglia e sempreverde e la macchia su substrato roccioso o sabbioso. È riscontrabile anche in dune cespugliate, pascoli, prati aridi, oliveti abbandonati, agrumeti e orti fino a 850 m. (Sindaco et al., 2006).
—-
Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela
Questa specie, nonostante il continuo disturbo antropico e il prelievo in natura, riesce a sopravvivere con pochi nuclei ristretti presso la Sughereta di Niscemi e il Bosco di Santo Pietro, per lo più in zone di foresta mediterranea ancora integra e in vallate poco trafficate e impervie.
———
Alimentazione
Questo rettile ha una dieta erbivora, con cambiamenti stagionali dovuti alla diversa disponibilità di risorse (Del Vecchio, 2011). Si nutrono prevalentemente di vegetali a foglia larga e fiori.
—-
Distribuzione in Italia
Le popolazioni italiane sono concentrate nelle regioni costiere della penisola centro-meridionale e delle due isole maggiori. Nell’Italia settentrionale questa specie è quasi scomparsa ed è ormai riscontrabile unicamente nel delta del Po (Mazzotti, 2004).
—–
Protezione
La specie è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna, è inserita nell’allegato II della lista CITES e nell’allegato II della direttiva Habitat (92/43/CEE). risultando inoltre inclusa nell’allegato A del Regolamento (CE) 1332/2005 della Comunità Europea, secondo il quale è assolutamente vietato il prelievo in natura ed è regolamentato l’allevamento e il commercio degli esemplari in cattività.
——-
Minacce
La Testuggine di Hermann è molto vulnerabile alle alterazioni dell’habitat, dovute all’intensificazione dell’agricoltura, all’utilizzo di fitofarmaci, agli incendi e alla costruzione di infrastrutture turistiche ed abitative. Le popolazioni italiane risultano attualmente in grave declino e la specie è contrassegnata come In Pericolo (EN) dall’IUCN. Questa testuggine subisce il prelievo in natura per scopi amatoriali e commerciali, ed è inoltre minacciata dall’ibridazione con esemplari introdotti della sottospecie balcanica (Sindaco et al., 2006, Corti et al., 2010).
——-
Curiosità
Il sesso dei piccoli di Testuggine di Hermann è determinato dalla temperatura. Con temperature di incubazione inferiori a 31,5 °C si avrà infatti un maggior numero di individui di sesso maschile, con temperature superiori a 31.5°C usciranno dalle uova in maggioranza individui di sesso femminile. Durante l’accoppiamento il maschio emette dei caratteristici suoni.
—-
——
Bibliografia
Corti, C., Capula, M., Luiselli, L., Razzetti, E., Sindaco, R. (2010), Fauna d’Italia, Reptilia. Calderini, Bologna.
Del Vecchio, S., Burke, R. L., Rugiero, L., Capula, M., & Luiselli, L., 2011. Seasonal changes in the diet of Testudo hermanni hermanni in Central Italy. Herpetologica, 67(3), 236-249.
Mazzotti, S., 2004. Hermann’s tortoise (Testudo hermanni): current distribution in Italy and ecological data on a population from the north Adriatic coast (Reptilia, Testudinidae). Italian Journal of Zoology, 71:S1, 97-102.
Sindaco, R., Doria, G., Razzetti, E. & Bernini, F., 2006. Atlante degli anfibi e rettili d’Italia. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze.
Van Dijk, P.P., Corti, C., Mellado, V.P. & Cheylan, M., 2004. Testudo hermanni. The IUCN Red List of Threatened Species 2004.
Il colubro leopardiano è un serpente appartenente alla famiglia dei Colubridi. I maschi raggiungono dimensioni comprese tra 60 e 100 cm, mentre le femmine misurano 75-120 cm.
È riscontrabile in Italia, Grecia (incluse le isole), Turchia, Bulgaria, Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Crimea e Malta (IUCN, 2009). Considerato da molti il più bel serpente europeo, il Colubro leopardino sfoggia una livrea grigiastro-beige caratterizzata da tipiche macchie rosse sgargianti bordate di nero localizzate sul dorso. A questa livrea tipica si affianca un fenotipo più raro, definito “striped”, in cui le macchie rosse vengono sostituite da due strisce longitudinali che interessano anche in questo caso l’intera parte dorsale dell’animale. La vivace colorazione di questo serpente è un classico esempio di aposematismo. I colori accesi fungono da segnale di avvertimento per eventuali predatori, che vengono scoraggiati dall’attaccare una preda potenzialmente pericolosa.
Habitat
Utilizza una grande varietà di habitat sia aridi sia umidi, generalmente aree aperte con vegetazione a macchia e con una certa estensione di affioramenti rocciosi, nonché aree agricole (ad esempio agrumeti) (Corti et al., 2010). È una specie particolarmente legata ad ambienti rurali caratterizzati da muretti a secco e comune anche in ambienti urbani (Sindaco et al., 2006).
Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela
Seppur raro in altre parti della Sicilia, il Colubro leopardino è ampiamente diffuso, invece, nel comprensorio della Piana di Gela. Comune nelle zone boschive, in particolare nella Sughereta di Niscemi e nel bosco di Santo Pietro, questo colubride è anche presente in campagne, orti, giardini e persino in contesti sub-urbani.
Alimentazione
Si nutre prevalentemente di piccoli roditori, non disdegnando talvolta la predazione di lucertole.
Distribuzione in Italia
In Italia è presente nella Sicilia sud-orientale, in Puglia e marginalmente in Basilicata, dal livello del mare fino a 700 m di quota (Sindaco et al., 2006).
Protezione
La specie è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna ed è inserita all’interno dell’allegato II della Direttiva Habitat (92/43/CEE) tra le specie prioritarie.
Minacce
Attualmente il Colubro leopardino è inserito tra le specie a Minor Preoccupazione (LC) per la sua distribuzione relativamente ampia, per la popolazione presumibilmente numerosa e perché è poco probabile che sia in declino abbastanza rapido per rientrare in una categoria di minaccia.
Tuttavia, è una specie particolarmente in voga nel commercio illegale di esemplari destinati al mercato di animali domestici, che costituisce una minaccia non indifferente in alcune aree di distribuzione.
In alcuni paesi (come in Albania) la conservazione della specie risulta essere minacciata dalla perdita di habitat dovuta all’intensificazione delle pratiche agricole (IUCN, 2009). Da segnalare inoltre un apparente declino delle popolazioni pugliesi (Corti et al., 2010).
Curiosità
Spesso erroneamente scambiato per una vipera, questo splendido e schivo serpente è totalmente innocuo per l’uomo.
Bibliografia
Corti, C., Capula, M., Luiselli, L., Razzetti, E., Sindaco, R., 2010. Fauna d’Italia, Reptilia. Calderini, Bologna.
Sindaco, R., Doria, G., Razzetti, E. & Bernini, F., 2006. Atlante degli anfibi e rettili d’Italia. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze.
Wolfgang Böhme, Petros Lymberakis, Rastko Ajtic, Varol Tok, Ismail H. Ugurtas, Murat Sevinç, Pierre-André Crochet, Claudia Corti, Idriz Haxhiu, Roberto Sindaco, Aziz Avci, Jelka Crnobrnja Isailovic, Yusuf Kumlutaş, 2009. Zamenis situla. The IUCN Red List of Threatened Species.
La Ghiandaia marina è un coraciforme dal piumaggio inconfondibile. Presenta due sottospecie: la sottospecie C. g. garrulus è riscontrabile in Europa, Nord Africa e Asia Minore raggiungendo anche l’Iran e la Siberia Sud-Occidentale, mentre la sottospecie C. g. semenowi si riproduce in Iran ed Iraq fino ad arrivare al Kashmir, al Turkmenistan e alla Cina Nord-Occidentale (Fry & Fry, 1999). L’appariscente colorazione del piumaggio rende la Ghiandaia marina facilmente riconoscibile. Il petto e il ventre sono di colore azzurro turchese, come pure il capo, mentre il dorso appare tinto di castano chiaro ad eccezione del codrione e della parte superiore della coda che sono di colore blu verdastro, con le piume rette centrali brune.
È una specie monogama (Dementiev & Gladkov, 1951) che tende a nidificare sempre nella stessa area. Le popolazioni europee contano attualmente 75.000-158.000 individui maturi (BirdLife International, 2015) e sono tutte nidificanti e migratrici di lungo raggio. Le popolazioni italiane giungono nei nostri cieli tra marzo ed aprile con l’inizio della primavera, per poi ripartire verso le savane africane tra agosto e novembre.
Habitat
La Ghiandaia marina ama i climi caldi caratterizzati da estati torride. È legata ad ambienti xerici ricchi di cavità naturali o artificiali in cui nidificare (Brichetti & Faracasso, 2007), frequentando in particolar modo colture di cereali o praterie steppose al di sotto dei 300 m s.l.m. (Boitani et al. 2002). Utilizza spesso i nidi abbandonati di Picchio verde scavati all’interno di pini, querce e pioppi (Poole, 2007) e risponde bene alla posa di nidi artificiali.
Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela
La Ghiandaia marina ha nella Piana di Gela la popolazione più cospicua della Sicilia, con 40-45 coppie. Particolarmente interessante è l’area dell’asta fluviale del torrente Maroglio, dove la specie nidifica utilizzando le scarpate sabbiose dei canyon naturali (Zafarana, 2014). Nidifica anche in vecchi ruderi e sui tralicci di media tensione, sfruttando vecchi nidi di gazza abbandonati (Falzolgher et al., 2016).
—-
Alimentazione
La dieta di questo uccello è estremamente varia e comprende una grande varietà di invertebrati, qualche vertebrato e alcuni frutti (Thiollay 1985, Cramp 1985). Si nutre principalmente di insetti prediligendo Coleotteri, Ortotteri e Imenotteri (Tidmarsh, 2004, Avilés & Parejo, 2002). Le altre prede, che ammontano al 3% del totale, comprendono scorpioni, millepiedi, centopiedi, ragni, molluschi, piccole rane, lucertole, serpenti, piccoli mammiferi e altri uccelli (Fry & Fry, 1999).
Distribuzione in Italia
L’areale della popolazione italiana risulta essere vasto (Boitani et al. 2002) e il numero di individui maturi è stato stimato in 600-1000 (BirdLife International 2004, Brichetti & Fracasso 2007). L’andamento è attualmente considerato stabile, in incremento solo in situazioni al momento molto localizzate. La popolazione italiana viene pertanto classificata come Vulnerabile (VU).
Protezione
La specie è inserita nell’ Allegato I della Direttiva Uccelli; è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna II e all’allegato I della Convenzione di Bonn, risultando inoltre specie protetta in Italia ai sensi della legislazione venatoria (Art. 2, 157/92).
Piana di Gela, foto di Alessandro Arena
———-
Minacce
Durante il Novecento la specie è andata incontro ad un significativo declino che ha coinvolto l’intero areale europeo, con estinzioni localizzate in Germania, Danimarca, Svezia (Snow & Perrins, 1998) e Finlandia (Avilés et al. 1999).
Nonostante le popolazioni europee siano ad oggi considerate ancora in declino, i nuovi dati raccolti per il 2015 (BirdLife International, 2015) hanno evidenziato un rallentamento sostanziale dello stesso, facendo si che lo status della specie venisse aggiornato inserendo la Ghiandaia marina tra le specie a Minor Preoccupazione (LC).
Le minacce principali alla conservazione della specie derivano dalla trasformazione dell’habitat di nidificazione ed alimentazione, causato soprattutto dall’aumento dell’agricoltura intensiva a scapito di quella estensiva, e dalla pressione venatoria (Brichetti & Fracasso, 2007).
Curiosità
La danza nuziale dei maschi di questa specie è estremamente affascinante. Prima della riproduzione, i maschi compiono spettacolari acrobazie aeree mentre la luce solare si riflette sul piumaggio, attirando in questo modo l’attenzione delle femmine.
Bibliografia
Avilés J.M., Parejo D., 2002. Diet and prey type selection by Rollers Coracias garrulus during the breeding season in southwest of the Iberian peninsula, Alauda, 66:,313-314.
Avilés J.M., Sanchez J.M., Sanchez A., Parejo D., 1999. Breeding biology of the Roller Coracias garrulus in farming areas of the southwest Iberian Peninsula. Bird Study 46: 217-223.
BirdLife International, 2015. Coracias garrulus. The IUCN Red List of Threatened Species 2015.
Boitani L. et al, 2002. Rete ecologica nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani. Università di Roma” La Sapienza”, Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo.
Brichetti, P., Fracasso, G., 2007. Ornitologia italiana – Apodidae-Prunellidae. Alberto Perdisa Editore, Bologna.
Cramp S., 1985. The birds of the western Palearctic. Vol IV. Terns to Woodpeckers. Oxford University Press, Oxford.
Dementiev G.P., Gladkov N.A., 1951. The birds of the Soviet Union. Vol 1, Moscow, Soviet Science.
Fry C.H., Fry K.,1999. Kingfishers, Bee-Eaters & Rollers. Christopher Helm, A & C Black. London.
Poole T., 2007. An Assessment of the breeding population of the European Roller, Coracias garrulus, in the Vallée d es Baux. Internal report. A Rocha France.
Snow, D. W.; Perrins, C. M. 1998. The birds of the Western Palearctic: concise editions. Oxford University Press, Oxford, U.K.
Thiollay J.-M., 1985. Strategies adaptive comparées des Rolliers sedentaires et migrateurs dans une savane Guineene. Revue of Ecology (Terre et vie) 40 : 364- 377.
Tidmarsh R., 2004. Nest box contents as an indicator of nestling diet in the European Roller (Coracias garrulus). Internal report A Rocha France.
Il Grillaio è un piccolo rapace, morfologicamente molto simile al Gheppio (Falco tinnunculus). E’ una specie monotipica a distribuzione eurocentroasiatica-mediterranea, estremamente gregaria.
La popolazione europea è stimata in 25.000-42.000 coppie, per la metà concentrate in Spagna (BirdLife International, 2016). A partire dalla metà del secolo scorso la specie ha subito un forte declino a causa delle trasformazioni ambientali che ne hanno ridotto gli ambienti tipici per la nidificazione (Cramp & Simmons, 1980). A tutto ciò si è aggiunto l’aumentato utilizzo di biocidi in agricoltura che limitato la presenza di insetti, fonte di sostentamento di questo piccolo falconiforme. Solo recentemente sembra che il trend sia in miglioramento.
Migratrice di lungo raggio, la specie sverna prevalentemente in Africa centro-orientale e meridionale, giungendo poi nei quartieri di nidificazione europei in marzo-aprile per ripartirne in agosto-settembre. Sono noti casi di svernamento in Puglia, Basilicata e Sicilia.
Habitat
Il Grillaio è una specie legata ad ambienti aperti (incolti erbacei o coltivi estensivi), caldi e secchi, utilizzati come aree di foraggiamento (Cramp & Simmons, 1980). Per la riproduzione, necessita di cavità e anfratti di edifici di centri storici e localmente in casolari abbandonati di zone rurali (Palumbo, 1997).
—-
Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela
Nel 2010 è stata stimata nell’area della Piana di Gela (comprensiva dell’IBA adiacente) una popolazione di 450-500 coppie; essa è equivalente ad un terzo della popolazione siciliana e tra le maggiori in Italia, con parametri riproduttivi tra i più alti d’Europa (Sarà et al., 2009). Dal 2014 nidifica nel centro storico di Niscemi (Zafarana, 2016).
—-
—-
Alimentazione
Si nutre prevalentemente di invertebrati (ortotteri) che cattura sul terreno. Integra la dieta con piccoli rettili e micro mammiferi (Cramp & Simmons, 1980).
—
Distribuzione in Italia
In Italia, la specie è localizzata in Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna (Brichetti & Fracasso, 2003). Tuttavia dai primi anni Novanta del secolo scorso si assiste all’occupazione sempre più regolare di territori del centro e del nord della Penisola.
—
Protezione
La specie è inserita nell’ Allegato I della Direttiva Uccelli; è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna II e all’allegato I della Convenzione di Bonn. Inserita in lista CITES (App. I), risulta una specie particolarmente protetta dalla Legge Nazionale e non è inserita tra quelle cacciabili nella legislazione che regola l’attività venatoria e tutelano la fauna selvatica (157/1992). Inoltre, è presente nella Lista Rossa Nazionale.
Minacce
E’considerata una specie minacciata di estinzione a livello globale (SPEC 1, Tucker & Heath 1994); i maggiori rischi per le popolazioni di grillaio sono dovute a: trasformazioni e frammentazione dell’habitat di alimentazione; modificazione dei sistemi tradizionali di conduzione agricola e allevamento del bestiame; ristrutturazione dei vecchi edifici; uso di pesticidi.
—
Curiosità
Il campanile della cattedrale di Siviglia, “La Giralda” è abitato da una colonia di falchi grillai famosa in tutta Europa e diventata una delle attrattive “naturalistiche” dell’Andalusia.
Bibliografia
BirdLife International, 2006. Falco naumanni, IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2016.2, IUCN.
Brichetti P. & Fracasso G., 2003. Ornitologia Italiana. Identificazione, distribuzione, consistenza e movimento degli uccelli italiani. 1 Gaviidae – Falconidae, Alberto Perdisa Editore, Bologna.
Cramp S. & Simmons K.E.L., 1980. Handbook of the birds of Europe, the Middle East and North Africa, The Birds of the Western Palearctic. Vol. 2, Oxford University Press, Oxford.
Palumbo G., 1997 – Il Grillaio, Altrimedia Ed., Matera.
L’Ofride a mezzaluna è una pianta appartiene alla famiglia delle Orchidaceae riscontrabile unicamente in Sicilia.
Questo raro endemismo descritto nel 1838 da Filippo Parlatore viene impollinato dal piccolo imenottero Osmia kohlii e fiorisce tra la fine di marzo e l’inizio di maggio, con il picco nella prima metà di aprile (Pederson & Faurholdt 2007, Delforge 1995).
La pianta è alta complessivamente 30-40 cm, con foglie oblungo-lanceolate e con infiorescenza lassa che porta da 4 a 14 fiori. Questi ultimi sono costituiti da sepali lanceolati la cui colorazione varia dal rosa violaceo al bianco leggermente rosato e da petali più piccoli e stretti di colore roseo. Il labello, solitamente trilobo, è allungato e ricoperto da una fitta peluria ai bordi che diviene vellutata al centro.
La macula centrale assume spesso la tipica forma a mezzaluna rovesciata, talvolta ad H o U rovesciata.
La disseminazione dei semi è anemocora (veicolata dal vento) con i semi di dimensioni microscopiche che vengono trasportati a lunghe distanze.
—
Habitat
Quest’orchidea è riscontrabile in boscaglie aperte, macchie, garighe, prati e pascoli, sia in pieno sole che a mezz’ombra fino ad un’altitudine di 1000 m. Preferisce terreni calcarei da asciutti fino a moderatamente umidi.
Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela
L’Ofride a mezzaluna è comune nelle zone di radura in prossimità di querce da sughero, garighe ed uliveti abbandonati. Le località in cui è segnalata con più regolarità sono contrada Arcia, Valle dell’Ulmo, contrada Stizza, Torre del Pisciotto e contrada Ursitto. Nel nostro territorio fiorisce principalmente tra marzo e aprile.
Distribuzione in Italia
La specie è diffusa unicamente in Sicilia.
Protezione
Tutte le orchidee sono incluse nell’allegato B della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora).
La specie è ascritta all’allegato I della Convenzione di Berna ed è inserita tra le specie prioritarie contenute nell’allegato II della Direttiva Habitat. Inoltre è una specie protetta dalla convenzione di Washington.
Minacce
Le popolazioni attuali di O. lunulata sono attualmente considerate stabili, ma gli habitat in cui la specie è riscontrabile sono in declino.
Le minacce principali sono rappresentate dall’urbanizzazione e dal turismo (Pederson & Faurholdt 2007). In particolare la raccolta indiscriminata degli esemplari da parte dei turisti costituisce un serio problema per la conservazione di quest’orchidea endemica. La specie, dunque, viene classificata come “Vulnerabile” sulla Lista Rossa redatta da Conti et al. (1997), mentre secondo i criteri classificativi dell’IUCN ricade nella categoria “Endangered” (in pericolo).
Curiosità
Questa specie dà luogo ad un elevato numero di ibridi naturali, per esempio con Ophrys incubacea.
Bibliografia
Delforge, P., 1995. Orchids of Britain & Europe. Delachaux et Niestlé SA, Lausanne.
Pedersen, H. Æ., Faurholdt, N., & Manuel, R. L., 2007. Ophrys: the bee orchids of Europe. Kew: Kew Publishing.
Rankou, H. 2011. Ophrys lunulata. The IUCN Red List of Threatened Species 2011.