Martin pescatore (Alcedo atthis)

Martin pescatore Alcedo atthis Linnaeus, 1758

Il Martin pescatore è un Coraciforme appartenente alla famiglia degli Alcedinidi. L’aspetto è particolarmente identificativo: corpo arrotondato, coda corta e becco lungo ed una livrea dai colori sgargianti. Il dorso è azzurro brillante, con iridescenze verdi su testa, ali e coda, mentre il ventre ed il petto sono di colore bruno-arancio. Ne sono state identificate attualmente 7 sottospecie, che si distinguono tra loro principalmente per l’intensità dell’azzurro sul dorso e dell’arancio sull’addome e per le proporzioni del becco.

La sottospecie nominale (Alcedo atthis atthis) vive e nidifica in Africa nord-occidentale, Spagna meridionale e orientale, Corsica ed Italia centro-meridionale, mentre la parte continentale della nostra Penisola è abitata dalla sottospecie Alcedo atthis ispida.

Il Martin pescatore occupa un areale molto vasto che comprende gran parte dell’Europa e dell’Asia meridionale, il Nordafrica e l’Oceania occidentale.

La popolazione mondiale comprende circa 600.000 individui (del Hoyo et al. 2001), mentre le popolazioni europee contano 97.500-167.000 coppie, per 195.000-334.000 individui maturi (BirdLife International, 2015).

 

Habitat

Il Martin pescatore è fortemente legato alle zone umide (Boitani et al., 2002).  Predilige solitamente piccoli fiumi e ruscelli a corso lento, laghi, canaletti, ma non disdegna paludi e bacini artificiali (Bannerman, 1955). Durante la stagione invernale tende a spostarsi verso le coste.

Il nido è costituito da un tunnel scavato da entrambi i partner nel terreno degli argini dei corsi d’acqua. Misura circa 45-130 cm di lunghezza e si allarga a formare una camera ovale nella parte terminale dove andrà ad accumularsi uno strato di bolo alimentare (Coward, 1930).

 

Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

Il Martin pescatore è stanziale in tutta la Sicilia. Nei territori di Cicogna 2000 lo si può trovare nei principali invasi presenti ovvero al Biviere Di Gela, al lago Comunelli, al lago Disueri e a Cimia.

 

Alimentazione 

Il Martin pescatore si nutre principalmente di piccoli pesci che costituiscono circa il 60-67% della dieta. Non disdegna anche i crostacei (perlopiù piccoli granchi e gamberi, consumati soprattutto in inverno) che vanno a costituire a seconda dell’area di diffusione presa in considerazione fra il 5 e il 33% del totale del cibo ingerito (Bannermann, 1955; Tan, 2001).

Dopo aver individuato la preda dal proprio punto d’osservazione ed aver valutato le distanze, il Martin pescatore si tuffa per effettuarne la cattura. Dopo aver catturato la preda, fa ritorno al proprio punto d’osservazione. Le prede più grosse, in special modo quelle provviste di spine o chele, vengono ripetutamente sbattute contro un ramo per poter essere stordite o uccise, in modo da evitare possibili ferite durante l’ingestione. Ossa ed altre parti non digeribili vengono successivamente rigurgitate.

 

Distribuzione in Italia

L’areale della specie in Italia risulta essere vasto (maggiore di 20000 km², Boitani et al. 2002). La popolazione italiana è stimata in 12000-32000 individui maturi e il trend è considerato stabile (Brichetti & Fracasso 2007). Pertanto la popolazione italiana non raggiunge le condizioni per essere classificata entro una delle categorie di minaccia e viene quindi classificata a Minore Preoccupazione (LC).

 

Protezione

La specie è inserita nell’Allegato I della Direttiva Uccelli ed è ascritta all’Allegato II della Convenzione di Berna II, risultando inoltre specie protetta in Italia ai sensi della legislazione venatoria (Art. 2, 157/92).

 

Minacce

Nonostante la specie sia attualmente classificata a Minore Preoccupazione (LC), sono numerose le minacce a cui deve far fronte.

Gli inverni rigidi costituiscono una delle più importanti cause di declino delle popolazioni Europee (Tucker & Heath, 1994), in particolar modo quelle più settentrionali (Woodall, 2016). Il declino a lungo termine è tuttavia strettamente correlato all’inquinamento chimico e biologico dei corsi d’acqua, dovuto principalmente alle attività industriali ed agricole.

Altre gravi minacce sono rappresentate dalla distruzione e trasformazione dell’habitat dovuta alle attività umane (Brichetti & Fracasso, 2007), che determina una considerevole perdita di siti di nidificazione ed alimentazione, e dalla pressione venatoria.

 

Curiosità

La danza nuziale dei maschi di questa specie è estremamente affascinante. Prima della riproduzione, i maschi compiono spettacolari acrobazie aeree mentre la luce solare si riflette sul piumaggio, attirando in questo modo l’attenzione delle femmine.

 

Foto: Manuel Zafarana

 

 

Bibliografia

Bannerman, D., 1955. The Birds Of The British Isles. Edinburgh: Tweedale Court London: 39a Welbeck Street: Oliver and Boyd LTD.

BirdLife International. 2016. Alcedo atthis. The IUCN Red List of Threatened Species 2016.

Boitani L. et al, 2002. Rete ecologica nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani. Università di Roma “La Sapienza”, Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo.

Brichetti, P., Fracasso, G., 2007. Ornitologia italiana – Apodidae-Prunellidae. Alberto Perdisa Editore, Bologna.

Coward, T. A.,1930. The Birds of the British Isles and Their Eggs, Frederick Warne, III Ed., vol. 1, p. 284-287.

del Hoyo, J., Elliott, A. & Sargatal, J., 2001. Handbook of the Birds of the World. Vol. 6: Mousebirds to Hornbills. Lynx Edicions, Barcelona.

Tan, R., 2001. Mangrove and wetland wildlife at Sungei Buloh Wetlands Reserve (On-line).

Tucker, G.M. & Heath, M.F., 1994. Birds in Europe: their conservation status. BirdLife International, Cambridge, U.K.

Woodall, P.F., 2016. Common Kingfisher (Alcedo atthis). In: J. del Hoyo, A. Elliott, J. Sargatal, D.A. Christie, and E. de Juana (eds), Handbook of the Birds of the World Alive, Lynx Edicions, Barcelona.

Calandrella (Calandrella brachydactyla)

La Calandrella è un piccolo uccello appartenente alla famiglia degli Alaudidae.

Gli adulti sono caratterizzati da un piumaggio di colore marrone chiaro-giallastro sul dorso, con le parti ventrali bianco sporco. Tra petto e spalla è presente una macchia scura particolarmente evidente nella livrea primaverile.

Le dimensioni di questo animale sono ridotte. L’areale della specie risulta essere vasto, essendo riscontrabile in Europa, Africa ed Asia.  Di norma migratrice, la partenza verso i quartieri di svernamento avviene tra metà agosto ed ottobre (de Juana et al., 2012). Le popolazioni europee svernano in Africa tra 10° e 20°N (Hagemeijer & Blair, 1997).

La popolazione europea è costituita da 4.730.000-9.050.000 coppie, equivalenti a 9.460.000-18.100.000 individui maturi (BirdLife International, 2016).

Habitat

Preferisce zone aride con vegetazione bassa e sparsa come praterie a pascolo o incolte e campi coltivati.Il nido, realizzato dalla femmina, è costituito da erba, radici ed altro materiale vegetale (BirdLife International, 2016) e viene costruito al suolo vicino ad alte erbe o cespugli, lungo i litorali o greti sabbiosi e ciottolosi, non oltre i 1300 m s.l.m. (Boitani et al., 2002).

 

Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

Un tempo molto diffusa, questa specie si è ridotta notevolmente a causa delle trasformazioni agricole e dell’utilizzo sempre maggiore di pesticidi. Resiste però un nucleo abbastanza numero nel cuore della Piana di Gela, dove tra incolti, zone di pascolo indisturbate e acquitrini è possibile scorgerla da aprile fino a settembre.

 

Alimentazione

La Calandrella si nutre prevalentemente di invertebrati (soprattutto insetti), integrando nella dieta anche semi e altre parti vegetali. I pulli vengono nutriti esclusivamente con invertebrati (BirdLife International, 2016).

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Distribuzione in Italia

In Italia l’areale della specie risulta essere vasto. C. brachydactyla è infatti presente in tutta la penisola italiana, con le popolazioni più numerose riscontrabili nel settore sud-orientale, in Sicilia e in Sardegna (Boitani et al., 2002). La popolazione è stimata in 15000-30000 coppie per 30000-60000 individui maturi ed è attualmente considerata in declino.

Protezione

La specie è inserita in Allegato I della Direttiva Uccelli come specie particolarmente protetta; è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna II risultando inoltre specie protetta in Italia ai sensi della legislazione venatoria (Art. 2, 157/92).


Minacce

La specie sta subendo un generale declino in buona parte del suo areale europeo, principalmente a causa dei cambiamenti di uso del suolo legate in particolare alla sostituzione delle pratiche agricole tradizionali ed estensive con coltivazioni fitte ed irrigate, tipiche dell’agricoltura intensiva (Boitani et al., 2002).

Nonostante l’areale della specie in Italia risulti essere vasto e la popolazione conti un buon numero di individui maturi, la consistente perdita dell’habitat di nidificazione ed alimentazione della specie dovuto alla trasformazione degli ambienti agricoli mette la conservazione della Calandrella in serio pericolo.

Per queste ragioni la specie è stata classificata In Pericolo (EN) secondo i criteri di classificazione IUCN.


Curiosità

Depone 3 o 4 uova che vengono covate per circa 13 giorni. I pulcini, che verranno nutriti dal maschio, lasceranno il nido dopo 15 giorni.

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Bibliografia

BirdLife International, 2016. Calandrella brachydactyla. The IUCN Red List of Threatened Species 2016.

Boitani, L., Corsi, F., Falcucci, A., Maiorano, L., Marzetti, I., Masi, M., Montemaggiori, A., Ottaviani, D., Reggiani, G., & Rondinini, C., 2002. Rete Ecologica Nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani. Università di Roma “La Sapienza”, Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo; Ministero dell’Ambiente, Direzione per la Conservazione della Natura. Istituto di Ecologia Applicata, Roma.

de Juana, E., Suárez, F. & Christie, D.A., 2012. Greater Short-toed Lark (Calandrella brachydactyla). In: del Hoyo, J., Elliott, A., Sargatal, J., Christie, D.A. & de Juana, E. (eds.) (2012). Handbook of the Birds of the World Alive. Lynx Edicions, Barcelona.

Hagemeijer, E.J.M. & Blair, M.J., 1997. The EBCC atlas of European breeding birds: their distribution and abundance. T. and A. D. Poyser, London.

Gruccione (Merops apiaster)

Gruccione Merops apiaster Linnaeus, 1758

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Il gruccione è un Coraciforme appartenente alla famiglia dei Meropidae. Il piumaggio di questo uccello è estremamente colorato: il dorso è rosso-arancio con gola gialla e le parti inferiori di colore blu-verde. Una banda nera si estende dal becco fino ad arrivare dietro l’occhio. Diffuso prevalentemente nel bacino del Mediterraneo, il gruccione è nidificante alle nostre latitudini, mentre lo svernamento avviene in Africa dopo un lungo viaggio a sud del Sahara (Snow & Perrins, 1998). In Europa risiede il 40% della distribuzione globale della specie e si stima la presenza di 5.600.000–10.100.000 individui (BirdLife International, 2016). La popolazione italiana è attualmente stimata in 7000-13000 coppie e considerata in aumento (Brichetti & Fracasso, 2007). La specie è monogama e si riproduce solitamente in colonie.

Habitat

Nidifica prevalentemente su pareti sabbiose o argillose di origine naturale o artificiale lungo fiumi, in cave di sabbia, in ambienti agricoli aperti con boschetti sparsi, in ampie radure, in arbusteti, vigneti, dune sabbiose, pascoli, steppe.

Il nido è costituito da un profondo cunicolo dove la femmina depone da 4 a 10 uova (BirdLife International, 2016). Entrambi i sessi si occupano della cova, che dura circa 20 giorni. Di solito la specie effettua non più di una covata l’anno. Se una coppia trova un luogo favorevole alla costruzione del nido, ne sopraggiungono altre fino a formare vere e proprie colonie.

Igruccione-ap-1nformazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

Il gruccione è una specie comune all’interno dei territori di CICOGNA2000. Arriva a fine marzo-inizio aprile e nidifica principalmente nelle scarpate sabbiose presenti a ridosso di torrenti e piccoli corsi d’acqua. Comune anche nei boschi e nelle campagne, spesso trascorre l’intero settembre nelle nostre zone per poi migrare in cospicui gruppi verso Sud. In dialetto viene chiamato “pizzu ri ferru”, per il caratteristico becco che serve anche per scavare il nido, oppure “laudadìu”, in riferimento alla sua silhouette in volo che ricorda dal basso una croce.


Alimentazione

Il nome comune inglese è “Bee Eater”, ovvero mangiatore di api. Si nutre infatti prevalentemente di imenotteri, ma anche di altri insetti alati come le libellule, che vengono predati in aria con sortite da un posatoio. Grazie alla vista acuta, il gruccione individua le prede da un posatoio, per poi scagliarsi rapidamente sulle stesse per la cattura.

 

Distribuzione in Italia

L’areale della popolazione italiana risulta essere vasto (Boitani et al., 2002) e il numero di individui maturi è stato stimato in 14000-23000 (Brichetti & Fracasso, 2007).

Presente in Italia in tre grandi aree: Pianura Padana, aree costiere e collinari di Lazio e Toscana e Sardegna. È inoltre presente in maniera puntiforme in Puglia, Molise, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sicilia (Boitani et al., 2002). La popolazione italiana è attualmente classificata a Minore Preoccupazione (LC).

 

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Foto di A.Barbera

Protezione

La specie è inserita nell’Allegato I della Direttiva Uccelli; è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna II e all’allegato I della Convenzione di Bonn, risultando inoltre specie protetta in Italia ai sensi della legislazione venatoria (Art. 2, 157/92).

Minacce

Il gruccione è attualmente considerato una specie a Minor Preoccupazione (LC). Le principali minacce per la conservazione della specie derivano dalla diminuzione del numero di prede dovuto all’applicazione di pesticidi su larga scala, dalla perdita di siti di nidificazione a causa dell’espansione antropica e alla pressione venatoria determinata dal fatto che questo uccello viene visto come una vera e propria calamità naturale dagli apicoltori e dagli agricoltori (Fry & Boesman, 2014).

 

Curiosità

Prima di ingerire prede dotate di pungiglioni velenosi, come le api di cui è ghiotto, il gruccione le sbatte e le sfrega su una superficie dura con l’ausilio del becco per eliminarli.

 

Bibliografia

BirdLife International, 2016. Merops apiaster. The IUCN Red List of Threatened Species 2016.

Boitani L. et al, 2002. Rete ecologica nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani. Università di Roma” La Sapienza”, Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo.

Brichetti, P., Fracasso, G., 2007. Ornitologia italiana – Apodidae-Prunellidae. Alberto Perdisa Editore, Bologna.

Fry, H. & Boesman, P. 2014. European Bee-eater (Merops apiaster). In: del Hoyo, J., Elliott, A., Sargatal, J., Christie, D.A. and de Juana, E. (eds), Handbook of the Birds of the World Alive, Lynx Edicions, Barcelona.

Snow, D. W., Perrins, C. M. 1998. The birds of the Western Palearctic: concise editions. Oxford University Press, Oxford, U.K.

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Testuggine di Hermann

Testuggine di Hermann Testudo hermanni Gmelin, 1789

 

tes-fem5La testuggine di Hermann è un rettile appartenente all’ordine delle testuggini. Attualmente, sono state riconosciute due sottospecie: Testudo hermanni hermanni, diffusa in Francia, Italia, Spagna e Testudo hermanni boettgeri, diffusa in Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Albania, Romania, Grecia, Turchia, Bulgaria (IUCN, 2004).

Le differenze principali tra queste due sottospecie risiedono principalmente nelle dimensioni e nella colorazione, con la nostrana T. h. hermanni che raggiunge solitamente i 15-17 cm (con differenze tra le diverse popolazioni) ed è caratterizzata da una colorazione con un giallo più acceso ed intenso nel carapace e da bande nere verticali spesse ed evidenti che interessano buona parte del piastrone. T. h. boettgeri può invece arrivare fino a 20-22 cm e presenta di norma una colorazione meno intensa con macchie nere separate tra loro sul piastrone.

Di recente ne sono state proposte altre due sottospecie, non ancora ufficialmente accettate: T. h. peloponnesica, il cui carapace è di colorazione molto più scura, e T. h. hercegovinensis, molto simile alla T. h. boettgeri, dalla quale si differenzia per l’assenza di una o di entrambe le scaglie inguinali. Questa peculiarità è stata riscontrata nelle popolazioni di Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Croazia.

Le femmine di Testuggine di Hermann presentano dimensioni notevolmente maggiori rispetto ai maschi e una coda più piccola al contrario di questi ultimi.

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Habitat

Gli habitat prediletti da questo animale sono la foresta costiera termofila caducifoglia e sempreverde e la macchia su substrato roccioso o sabbioso. È riscontrabile anche in dune cespugliate, pascoli, prati aridi, oliveti abbandonati, agrumeti e orti fino a 850 m. (Sindaco et al., 2006).

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Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

Questa specie, nonostante il continuo disturbo antropico e il prelievo in natura, riesce a sopravvivere con pochi nuclei ristretti presso la Sughereta di Niscemi e il Bosco di Santo Pietro, per lo più in zone di foresta mediterranea ancora integra e in vallate poco trafficate e impervie.

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Alimentazione

 Questo rettile ha una dieta erbivora, con cambiamenti stagionali dovuti alla diversa disponibilità di risorse (Del Vecchio, 2011). Si nutrono prevalentemente di vegetali a foglia larga e fiori.

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Distribuzione in Italia

Le popolazioni italiane sono concentrate nelle regioni costiere della penisola centro-meridionale e delle due isole maggiori. Nell’Italia settentrionale questa specie è quasi scomparsa ed è ormai riscontrabile unicamente nel delta del Po (Mazzotti, 2004).

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Protezione

La specie è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna, è inserita nell’allegato II della lista CITES e nell’allegato II della direttiva Habitat (92/43/CEE). risultando inoltre inclusa nell’allegato A del Regolamento (CE) 1332/2005 della Comunità Europea, secondo il quale è assolutamente vietato il prelievo in natura ed è regolamentato l’allevamento e il commercio degli esemplari in cattività.

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Minacce

La Testuggine di Hermann è molto vulnerabile alle alterazioni dell’habitat, dovute all’intensificazione dell’agricoltura, all’utilizzo di fitofarmaci, agli incendi e alla costruzione di infrastrutture turistiche ed abitative. Le popolazioni italiane risultano attualmente in grave declino e la specie è contrassegnata come In Pericolo (EN) dall’IUCN. Questa testuggine subisce il prelievo in natura per scopi amatoriali e commerciali, ed è inoltre minacciata dall’ibridazione con esemplari introdotti della sottospecie balcanica (Sindaco et al., 2006, Corti et al., 2010).

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Curiosità

Il sesso dei piccoli di Testuggine di Hermann è determinato dalla temperatura. Con temperature di incubazione inferiori a 31,5 °C si avrà infatti un maggior numero di individui di sesso maschile, con temperature superiori a 31.5°C  usciranno dalle uova in maggioranza individui di sesso femminile. Durante l’accoppiamento il maschio emette dei caratteristici suoni.

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Bibliografia

Corti, C., Capula, M., Luiselli, L., Razzetti, E., Sindaco, R. (2010), Fauna d’Italia, Reptilia. Calderini, Bologna.

Del Vecchio, S., Burke, R. L., Rugiero, L., Capula, M., & Luiselli, L., 2011. Seasonal changes in the diet of Testudo hermanni hermanni in Central Italy. Herpetologica, 67(3), 236-249.

Mazzotti, S., 2004. Hermann’s tortoise (Testudo hermanni): current distribution in Italy and ecological data on a population from the north Adriatic coast (Reptilia, Testudinidae). Italian Journal of Zoology, 71:S1, 97-102.

Sindaco, R., Doria, G., Razzetti, E. & Bernini, F., 2006.  Atlante degli anfibi e rettili d’Italia. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze.

Van Dijk, P.P., Corti, C., Mellado, V.P. & Cheylan, M., 2004. Testudo hermanni. The IUCN Red List of Threatened Species 2004.

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Colubro leopardino (Zamenis situla)

Cela-nis14X06rolubro leopardino Zamenis situla Linnaeus, 1758

Il colubro leopardiano è un serpente appartenente alla famiglia dei Colubridi. I maschi raggiungono dimensioni comprese tra 60 e 100 cm, mentre le femmine misurano 75-120 cm.

È riscontrabile in Italia, Grecia (incluse le isole), Turchia, Bulgaria, Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Crimea e Malta (IUCN, 2009). Considerato da molti il più bel serpente europeo, il Colubro leopardino sfoggia una livrea grigiastro-beige caratterizzata da tipiche macchie rosse sgargianti bordate di nero localizzate sul dorso. A questa livrea tipica si affianca un fenotipo più raro, definito “striped”, in cui le macchie rosse vengono sostituite da due strisce longitudinali che interessano anche in questo caso l’intera parte dorsale dell’animale. La vivace colorazione di questo serpente è un classico esempio di aposematismo. I colori accesi fungono da segnale di avvertimento per eventuali predatori, che vengono scoraggiati dall’attaccare una preda potenzialmente pericolosa.

 

Habitat

Utilizza una grande varietà di habitat sia aridi sia umidi, generalmente aree aperte con vegetazione a macchia e con una certa estensione di affioramenti rocciosi, nonché aree agricole (ad esempio agrumeti) (Corti et al., 2010). È una specie particolarmente legata ad ambienti rurali caratterizzati da muretti a secco e comune anche in ambienti urbani (Sindaco et al., 2006).

 

Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

Seppur raro in altre parti della Sicilia, il Colubro leopardino è ampiamente diffuso, invece, nel comprensorio della Piana di Gela. Comune nelle zone boschive, in particolare nella Sughereta di Niscemi e nel bosco di Santo Pietro, questo colubride è anche presente in campagne, orti, giardini e persino in contesti sub-urbani.

 

Alimentazione

Si nutre prevalentemente di piccoli roditori, non disdegnando talvolta la predazione di lucertole.

 

Distribuzione in Italia

In Italia è presente nella Sicilia sud-orientale, in Puglia e marginalmente in Basilicata, dal livello del mare fino a 700 m di quota (Sindaco et al., 2006).

 

Protezione

La specie è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna ed è inserita all’interno dell’allegato II della Direttiva Habitat (92/43/CEE) tra le specie prioritarie.

 

colubroleMinacce

Attualmente il Colubro leopardino è inserito tra le specie a Minor Preoccupazione (LC) per la sua distribuzione relativamente ampia, per la popolazione presumibilmente numerosa e perché è poco probabile che sia in declino abbastanza rapido per rientrare in una categoria di minaccia.

Tuttavia, è una specie particolarmente in voga nel commercio illegale di esemplari destinati al mercato di animali domestici, che costituisce una minaccia non indifferente in alcune aree di distribuzione.

In alcuni paesi (come in Albania) la conservazione della specie risulta essere minacciata dalla perdita di habitat dovuta all’intensificazione delle pratiche agricole (IUCN, 2009). Da segnalare inoltre un apparente declino delle popolazioni pugliesi (Corti et al., 2010).

 

Curiosità

Spesso erroneamente scambiato per una vipera, questo splendido e schivo serpente è totalmente innocuo per l’uomo.

 

Bibliografia

 

Corti, C., Capula, M., Luiselli, L., Razzetti, E., Sindaco, R., 2010. Fauna d’Italia, Reptilia. Calderini, Bologna.

Sindaco, R., Doria, G., Razzetti, E. & Bernini, F., 2006. Atlante degli anfibi e rettili d’Italia. Societas Herpetologica Italica, Edizioni Polistampa, Firenze.

Wolfgang Böhme, Petros Lymberakis, Rastko Ajtic, Varol Tok, Ismail H. Ugurtas, Murat Sevinç, Pierre-André Crochet, Claudia Corti, Idriz Haxhiu, Roberto Sindaco, Aziz Avci, Jelka Crnobrnja Isailovic, Yusuf Kumlutaş, 2009. Zamenis situla. The IUCN Red List of Threatened Species.

 

Ghiandaia marina (Coracias garrulus)

ghiandaia-marinaGhiandaia marina Coracias garrulus Linnaeus, 1758

La Ghiandaia marina è un coraciforme dal piumaggio inconfondibile. Presenta due sottospecie: la sottospecie C. g.  garrulus è riscontrabile in Europa, Nord Africa e Asia Minore raggiungendo anche l’Iran e la Siberia Sud-Occidentale, mentre la sottospecie C. g. semenowi si riproduce in Iran ed Iraq fino ad arrivare al Kashmir, al Turkmenistan e alla Cina Nord-Occidentale (Fry & Fry, 1999). L’appariscente colorazione del piumaggio rende la Ghiandaia marina facilmente riconoscibile. Il petto e il ventre sono di colore azzurro turchese, come pure il capo, mentre il dorso appare tinto di castano chiaro ad eccezione del codrione e della parte superiore della coda che sono di colore blu verdastro, con le piume rette centrali brune.

È una specie monogama (Dementiev & Gladkov, 1951) che tende a nidificare sempre nella stessa area. Le popolazioni europee contano attualmente 75.000-158.000 individui maturi (BirdLife International, 2015) e sono tutte nidificanti e migratrici di lungo raggio. Le popolazioni italiane giungono nei nostri cieli tra marzo ed aprile con l’inizio della primavera, per poi ripartire verso le savane africane tra agosto e novembre.

 

Habitat

La Ghiandaia marina ama i climi caldi caratterizzati da estati torride. È legata ad ambienti xerici ricchi di cavità naturali o artificiali in cui nidificare (Brichetti & Faracasso, 2007), frequentando in particolar modo colture di cereali o praterie steppose al di sotto dei 300 m s.l.m. (Boitani et al. 2002). Utilizza spesso i nidi abbandonati di Picchio verde scavati all’interno di pini, querce e pioppi (Poole, 2007) e risponde bene alla posa di nidi artificiali.

 

Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

La Ghiandaia marina ha nella Piana di Gela la popolazione più cospicua della Sicilia, con 40-45 coppie. Particolarmente interessante è l’area dell’asta fluviale del torrente Maroglio, dove la specie nidifica utilizzando le scarpate sabbiose dei canyon naturali (Zafarana, 2014). Nidifica anche in vecchi ruderi e sui tralicci di media tensione, sfruttando vecchi nidi di gazza abbandonati (Falzolgher et al., 2016).

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Alimentazione

La dieta di questo uccello è estremamente varia e comprende una grande varietà di invertebrati, qualche vertebrato e alcuni frutti (Thiollay 1985, Cramp 1985). Si nutre principalmente di insetti prediligendo Coleotteri, Ortotteri e Imenotteri (Tidmarsh, 2004, Avilés & Parejo, 2002). Le altre prede, che ammontano al 3% del totale, comprendono scorpioni, millepiedi, centopiedi, ragni, molluschi, piccole rane, lucertole, serpenti, piccoli mammiferi e altri uccelli (Fry & Fry, 1999).

 

Distribuzione in Italia

L’areale della popolazione italiana risulta essere vasto (Boitani et al. 2002) e il numero di individui maturi è stato stimato in 600-1000 (BirdLife International 2004, Brichetti & Fracasso 2007). L’andamento è attualmente considerato stabile, in incremento solo in situazioni al momento molto localizzate. La popolazione italiana viene pertanto classificata come Vulnerabile (VU).

 

Protezione

La specie è inserita nell’ Allegato I della Direttiva Uccelli; è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna II e all’allegato I della Convenzione di Bonn, risultando inoltre specie protetta in Italia ai sensi della legislazione venatoria (Art. 2, 157/92).

Piana di Gela, foto di Alessandro Arena

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Minacce

Durante il Novecento la specie è andata incontro ad un significativo declino che ha coinvolto l’intero areale europeo, con estinzioni localizzate in Germania, Danimarca, Svezia (Snow & Perrins, 1998) e Finlandia (Avilés et al. 1999).

Nonostante le popolazioni europee siano ad oggi considerate ancora in declino, i nuovi dati raccolti per il 2015 (BirdLife International, 2015) hanno evidenziato un rallentamento sostanziale dello stesso, facendo si che lo status della specie venisse aggiornato inserendo la Ghiandaia marina tra le specie a Minor Preoccupazione (LC).

Le minacce principali alla conservazione della specie derivano dalla trasformazione dell’habitat di nidificazione ed alimentazione, causato soprattutto dall’aumento dell’agricoltura intensiva a scapito di quella estensiva, e dalla pressione venatoria (Brichetti & Fracasso, 2007).

 

Curiosità

La danza nuziale dei maschi di questa specie è estremamente affascinante. Prima della riproduzione, i maschi compiono spettacolari acrobazie aeree mentre la luce solare si riflette sul piumaggio, attirando in questo modo l’attenzione delle femmine.

 

Bibliografia

 

Avilés J.M., Parejo D., 2002. Diet and prey type selection by Rollers Coracias garrulus during the breeding season in southwest of the Iberian peninsula, Alauda, 66:,313-314.

Avilés J.M., Sanchez J.M., Sanchez A., Parejo D., 1999. Breeding biology of the Roller Coracias garrulus in farming areas of the southwest Iberian Peninsula. Bird Study 46: 217-223.

BirdLife International, 2015. Coracias garrulus. The IUCN Red List of Threatened Species 2015.

Boitani L. et al,  2002. Rete ecologica nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani. Università di Roma” La Sapienza”, Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo.

Brichetti, P., Fracasso, G., 2007. Ornitologia italiana – Apodidae-Prunellidae. Alberto Perdisa Editore, Bologna.

Cramp S., 1985. The birds of the western Palearctic. Vol IV. Terns to Woodpeckers. Oxford University Press, Oxford.

Dementiev G.P., Gladkov N.A., 1951. The birds of the Soviet Union. Vol 1, Moscow, Soviet Science.

Falzolgher D., Zafarana M.A., Grasso R., Spena M.T., 2016. Pylon as a condominium: bird colonization of artificial structures occupied by White Stork in the Plain of Gela, Sicily, Atti del LXXVII Congresso Nazionale dell’Unione Zoologica Italiana, Milano Bicocca, 29 agosto-2 settembre 2016.

Fry C.H., Fry K.,1999. Kingfishers, Bee-Eaters & Rollers. Christopher Helm, A & C Black. London.

Poole T., 2007. An Assessment of the breeding population of the European Roller, Coracias garrulus, in the Vallée d es Baux. Internal report. A Rocha France.

Snow, D. W.; Perrins, C. M. 1998. The birds of the Western Palearctic: concise editions. Oxford University Press, Oxford, U.K.

Thiollay J.-M., 1985. Strategies adaptive comparées des Rolliers sedentaires et migrateurs dans une savane Guineene. Revue of Ecology (Terre et vie) 40 : 364- 377.

Tidmarsh R., 2004. Nest box contents as an indicator of nestling diet in the European Roller (Coracias garrulus). Internal report A Rocha France.

Zafarana  M.A., 2015. Nidificazione di Ghiandaia marina Coracias garrulus nella valle del fiume Maroglio nella Piana di Gela (Sicilia), Alula, XXII (1-2), pp. 144.

 

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Grillaio (Falco naumanni)

Grillaio Falco naumanni Fleischer, 1818grillaio- piana di gela 05-06-09 (111)

Il Grillaio è un piccolo rapace,  morfologicamente molto simile al Gheppio (Falco tinnunculus). E’ una specie monotipica a distribuzione eurocentroasiatica-mediterranea, estremamente gregaria.

La popolazione europea è stimata in 25.000-42.000 coppie, per la metà concentrate in Spagna (BirdLife International, 2016). A partire dalla metà del secolo scorso la specie ha subito un forte declino a causa delle trasformazioni ambientali che ne hanno ridotto gli ambienti tipici per la nidificazione (Cramp & Simmons, 1980). A tutto ciò si è aggiunto l’aumentato utilizzo di biocidi in agricoltura che limitato la presenza di insetti, fonte di sostentamento di questo piccolo falconiforme. Solo recentemente sembra che il trend sia in miglioramento.

Migratrice di lungo raggio,  la specie sverna prevalentemente in Africa centro-orientale e meridionale, giungendo poi nei quartieri di nidificazione europei in marzo-aprile per ripartirne in agosto-settembre. Sono noti casi di svernamento in Puglia, Basilicata e Sicilia.

 

Habitat

Il Grillaio è una specie legata ad ambienti aperti (incolti erbacei o coltivi estensivi), caldi e secchi, utilizzati come aree di foraggiamento (Cramp & Simmons, 1980). Per la riproduzione, necessita di cavità e anfratti di edifici di centri storici e localmente in casolari abbandonati di zone rurali (Palumbo, 1997).

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Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

Nel 2010 è stata stimata nell’area della Piana di Gela (comprensiva dell’IBA adiacente) una popolazione di 450-500 coppie; essa è equivalente ad un terzo della popolazione siciliana e tra le maggiori in Italia, con parametri riproduttivi tra i più alti d’Europa (Sarà et al., 2009). Dal 2014 nidifica nel centro storico di Niscemi (Zafarana, 2016).

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Alimentazione

Si nutre prevalentemente di invertebrati (ortotteri) che cattura sul terreno. Integra la dieta con piccoli rettili e micro mammiferi (Cramp & Simmons, 1980).

Distribuzione in Italia

In Italia, la specie è localizzata in Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna (Brichetti & Fracasso, 2003). Tuttavia dai primi anni Novanta del secolo scorso si assiste all’occupazione sempre più regolare di territori del centro e del nord della Penisola.

Protezione

La specie è inserita nell’ Allegato I della Direttiva Uccelli; è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna II e all’allegato I della Convenzione di Bonn. Inserita in lista CITES (App. I), risulta una specie particolarmente protetta dalla Legge Nazionale e non è inserita tra quelle cacciabili nella legislazione che regola l’attività venatoria e tutelano la fauna selvatica (157/1992). Inoltre, è presente nella Lista Rossa Nazionale.

 

Minacce

E’considerata una specie minacciata di estinzione a livello globale (SPEC 1, Tucker & Heath 1994); i maggiori rischi per le popolazioni di grillaio sono dovute a: trasformazioni e frammentazione dell’habitat di alimentazione; modificazione dei sistemi tradizionali di conduzione agricola e allevamento del bestiame; ristrutturazione dei vecchi edifici; uso di pesticidi.

Curiosità

Il campanile della cattedrale di Siviglia, “La Giralda” è abitato da una colonia di falchi grillai famosa in tutta Europa e diventata una delle attrattive “naturalistiche” dell’Andalusia.

 

Bibliografia

BirdLife International, 2006. Falco naumanni, IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2016.2, IUCN.

Brichetti P. & Fracasso G., 2003. Ornitologia Italiana. Identificazione, distribuzione, consistenza e movimento degli uccelli italiani. 1 Gaviidae – Falconidae, Alberto Perdisa Editore, Bologna.

Cramp S. & Simmons K.E.L., 1980. Handbook of the birds of Europe, the Middle East and North Africa, The Birds of the Western Palearctic. Vol. 2, Oxford University Press, Oxford.

Palumbo G., 1997 – Il Grillaio, Altrimedia Ed., Matera.

Sarà M., Mascara R. & Giudice E., 2009. Valore ornitologico nella ZPS ITA 050012 “Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela” (Sicilia). Alula, 16: 573-575.

Zafarana M.A., Nidificazione urbana di Grillaio Falco naumanni (Aves Falconidae) a Niscemi (Caltanissetta), Naturalista sicil., S.IV, XL (1), pp. 133-134, 2016.

 

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Ofride a mezzaluna (Ophrys lunulata)

Ofride a mezzaluna Ophrys lunulata Parl., 1838

 

lunulataL’Ofride a mezzaluna è una pianta appartiene alla famiglia delle Orchidaceae riscontrabile unicamente in Sicilia.

Questo raro endemismo descritto nel 1838 da Filippo Parlatore viene impollinato dal piccolo imenottero Osmia kohlii e fiorisce tra la fine di marzo e l’inizio di maggio, con il picco nella prima metà di aprile (Pederson & Faurholdt 2007, Delforge 1995).

La pianta è alta complessivamente 30-40 cm, con foglie oblungo-lanceolate e con infiorescenza lassa che porta da 4 a 14 fiori. Questi ultimi sono costituiti da sepali lanceolati la cui colorazione varia dal rosa violaceo al bianco leggermente rosato e da petali più piccoli e stretti di colore roseo. Il labello, solitamente trilobo, è allungato e ricoperto da una fitta peluria ai bordi che diviene vellutata al centro.

La macula centrale assume spesso la tipica forma a mezzaluna rovesciata, talvolta ad H o U rovesciata.

La disseminazione dei semi è anemocora (veicolata dal vento) con i semi di dimensioni microscopiche che vengono trasportati a lunghe distanze.

Habitat

Quest’orchidea è riscontrabile in boscaglie aperte, macchie, garighe, prati e pascoli, sia in pieno sole che a mezz’ombra fino ad un’altitudine di 1000 m.  Preferisce terreni calcarei da asciutti fino a moderatamente umidi.

 

Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

L’Ofride a mezzaluna è comune nelle zone di radura in prossimità di querce da sughero, garighe ed uliveti abbandonati. Le località in cui è segnalata con più regolarità sono contrada Arcia, Valle dell’Ulmo, contrada Stizza, Torre del Pisciotto e contrada Ursitto. Nel nostro territorio fiorisce principalmente tra marzo e aprile.

 

Distribuzione in Italia

La specie è diffusa unicamente in Sicilia.

 

Protezione

Tutte le orchidee sono incluse nell’allegato B della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora).

La specie è ascritta all’allegato I della Convenzione di Berna ed è inserita tra le specie prioritarie contenute nell’allegato II della Direttiva Habitat. Inoltre è una specie protetta dalla convenzione di Washington.

Minacce

Le popolazioni attuali di O. lunulata sono attualmente considerate stabili, ma gli habitat in cui la specie è riscontrabile sono in declino.

Le minacce principali sono rappresentate dall’urbanizzazione e dal turismo (Pederson & Faurholdt 2007). In particolare la raccolta indiscriminata degli esemplari da parte dei turisti costituisce un serio problema per la conservazione di quest’orchidea endemica. La specie, dunque, viene classificata come “Vulnerabile” sulla Lista Rossa redatta da Conti et al. (1997), mentre secondo i criteri classificativi dell’IUCN ricade nella categoria “Endangered” (in pericolo).

 

Curiosità

Questa specie dà luogo ad un elevato numero di ibridi naturali, per esempio con Ophrys incubacea.

 

Bibliografia

Delforge, P., 1995. Orchids of Britain & Europe. Delachaux et Niestlé SA, Lausanne.

Pedersen, H. Æ., Faurholdt, N., & Manuel, R. L., 2007. Ophrys: the bee orchids of Europe. Kew: Kew Publishing.

Rankou, H. 2011. Ophrys lunulata. The IUCN Red List of Threatened Species 2011.

 

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Upupa (Upupa epops)

valle dell'aquila 13-04-2010Upupa Upupa epops Linnaeus, 1758

L’Upupa è un uccello appartenente alla famiglia Upupidae, della quale rappresenta l’unica specie, a sua volta suddivisa in diverse sottospecie.

Questo iconico volatile è facilmente riconoscibile per via della caratteristica cresta costituita da penne erettili e per il piumaggio di colore bruno-arancio che presenta delle bande nere e bianche nella metà distale delle ali e della coda.

Si tratta di una specie monogama e solitaria, migratrice o stanziale a seconda delle popolazioni considerate.

L’areale di questa specie è estremamente ampio e comprende Europa, Africa e Sud-Est Asiatico. Le popolazioni europee contano attualmente 1,300,000-2,760,000 coppie (BirdLife International, 2016) ed hanno carattere solitamente migratorio, andando a svernare nell’Africa Nord-Occidentale, in Israele ed in Arabia. Le popolazioni presenti in Sicilia Sud-Orientale e nella Spagna Meridionale sono invece spesso stanziali.

 

Habitat

L’Upupa è riscontrabile prevalentemente in aree aperte collinari e pianeggianti, uliveti, vigneti e margine dei boschi (Boitani et al. 2002).

Riesce a colonizzare una grande varietà di habitat (Preiss et al. 1997), prediligendo luoghi secchi e sabbiosi caratterizzati dalla presenza di strutture verticali (come alberi, pali, mura, edifici abbandonati o rocce) provviste di cavità naturali all’interno delle quali nidificare.

 

Informazioni sulla presenza nei territori del comprensorio di Gela

La specie è ampiamente diffusa nei boschi di Santo Pietro e Niscemi, dove nidifica e sverna regolarmente. Frequente anche nella Piana di Gela, soprattutto in prossimità di campagne con villette e giardini. Nidifica anche nei centri urbani, principalmente in zone cimiteriali, parchi e zone con verde pubblico e privato.

 

Alimentazione

Si nutre quasi esclusivamente di insetti e delle loro larve (Snow and Perrins, 1998), non disdegnando tuttavia altri invertebrati come lombrichi o aracnidi e talvolta piccoli vertebrati (ad esempio piccole lucertole o piccoli anfibi).

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Distribuzione in Italia

La specie risulta essere diffusa in tutta Italia, comprendendo anche la Sicilia e la Sardegna. La popolazione italiana è stimata in 40.000-100.000 individui (Brichetti & Fracasso 2007).

 

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La specie è ascritta all’allegato II della Convenzione di Berna II, risultando inoltre specie protetta in Italia ai sensi della legislazione venatoria (Art. 2, 157/92).

Minacce

Sebbene l’andamento delle popolazioni europee sia attualmente considerato in declino, la specie è ad oggi classificata dall’IUCN come specie a Minor Preoccupazione (LC), dal momento che non raggiunge le condizioni per essere classificata entro una delle categorie di minaccia (declino della popolazione del 30% in tre generazioni, ridotto numero di individui maturi e areale ristretto) (BirdLife International, 2016). Le principali minacce alla conservazione della specie sono legate alla distruzione dell’habitat di nidificazione e di alimentazione (Bötsch et al. 2012), che necessitano quindi di un’attenzione particolare rivolta alla protezione degli stessi, ed all’attività venatoria.

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CuriositàlogoLIPUbig

Nel 1971, l’Upupa disegnata da Fulco Pratesi diventa la protagonista del logo simbolo della LIPU, battendo la concorrenza del Passero Solitario, del Gruccione e del Cavaliere d’Italia.

Nel folclore popolare era considerato “l’uccello del malaugurio” a causa della monotonia del suo canto, considerato presagio di sventura.

I nidi di questo uccello sono facilmente riconoscibili per l’insopportabile fetore che emanano, dovuto ad un liquido nerastro secreto dall’uropigio delle femmine durante il periodo riproduttivo allo scopo di allontanare eventuali predatori.

 

Bibliografia

BirdLife International, 2016. Upupa epops, IUCN Red List of Threatened Species, IUCN.

Boitani L. et al,  2002. Rete ecologica nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani. Università di Roma” La Sapienza”, Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo.

Bötsch, Y., Arlettaz, R., and Schaub, M. 2012. Breeding dispersal of Eurasian Hoopoes (Upupa epops) within and between years in relation to reproductive success, sex, and age. The Auk, 129(2): 283-295.

Brichetti P. & Fracasso G., 2007. Ornitologia Italiana. Identificazione, distribuzione, consistenza e movimento degli uccelli italiani. 4 Apodidae – Prunellidae, Alberto Perdisa Editore, Bologna.

Preiss E, Martin JL, Debussche M, 1997. Rural depopulation and recent landscape changes in a Mediterranean region: consequences to the breeding avifauna. Landscape Ecol 12:51–61.

Snow, D.W. and Perrins, C.M., 1998. The Birds of the Western Palearctic – Concise Edition – Volume 1 – Non-Passerines. Oxford University Press.

 

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